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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Iniziamo subito con un’informazione di servizio, due indirizzi web da tenere a mente, costituendo essi l’origine del ragionamento e delle note che seguono.

www.provincia.salerno.it e www.aslsalerno.it C’è un G.O.I, per la tenuta del registro tumori nell’azienda sanitaria locale Salerno dal quale si possono ricavare tutti i dati necessari per farsi, ciascuno autonomamente, un’idea della malattia neoplastica, della sua incidenza, anche della sua curabilità, nei nostri territori. 

I dati pubblicati sul sito dell’azienda sanitaria Salerno sono relativi agli anni 2000/2001, 2002/2003, 2004/2005, 2006/2007, 2008/2009. Risultano relativi ad anni non proprio recenti ma, in compenso, definiscono un periodo nel quale l’attenzione alla malattia oncologica ed alle correlazioni ambientali era meno puntuale e, per questo, conservano una specifica valenza.

A proposito G.O.I. significa Gruppo Operativo Interdisciplinare, un acronimo, uno tra i milioni di acronimi con i quali comunicano la medicina e la gestione sanitaria già da qualche anno, andando a braccetto con tutti i richiami ad articoli, commi, paragrafi, numeri di legge, dei quali sono infarciti le comunicazioni degli uffici della PA (Pubblica Amministrazione, questo è facile) in cui tutti corriamo il rischio di sbattere quotidianamente, che a volte saltiamo a piè pari, nei quali alla fine affoghiamo, ma tant’è.

Leggerete nei dati che la Campania, la provincia di Salerno, presentano un’incidenza neoplastica migliore, se il termine è consentito, rispetto ai dati che scaturiscono dalle aree del Centro e Nord Italia, ed in linea con aree geografiche europee e mondiali, alle quali guardiamo con deferenza ed ai cui stili di vita ed organizzazioni sociali spesso ci ispiriamo o, almeno, ci proviamo diciamo così.

Leggerete, tuttavia con maggiore interesse, che nella provincia di Salerno la malattia neoplastica è disomogeneamente rappresentata, con aree di maggiore incidenza ed aree di minore incidenza e con altre aree in cui l’incidenza è specifica solo per determinate patologie, ma questo argomento troppo tecnico ci porterebbe lontano.

Quello che emerge con chiarezza è che le aree a maggiore urbanizzazione, con maggiore densità abitativa, in linea di massima sono anche aree ad incidenza neoplastica maggiore, molto maggiore. Salerno Città, i grossi centri urbani limitrofi, il nostro Agro Nocerino Sarnese con Angri e Scafati.

Un ospedale a vocazione oncologica nell’area che ci riguarda più da vicino c’è, l’A. Tortora di Pagani definito come Polo Oncologico, facente parte di un complesso ospedaliero che comprende l’Umberto I di Nocera Inferiore, lo stesso A. Tortora di Pagani ed il M. Scarlato di Scafati. Anche l’ospedale di Sarno, non facente parte di un unico complesso ospedaliero, costituisce riferimento per  la popolazione dell’area.

Ci sono percorsi oncologici codificati da linee guida e prassi operative per 13 patologie neoplastiche, in aggiornamento e costante ampliamento, ed i nostri ospedali forniscono, tentano di dare risposta, provano in tutti i  modi a curare la patologia neoplastica e a suportare le famiglie di ammalati oncologici, tutti i giorni, tutte le settimane, tutti i mesi, per un intero anno. 

Siamo ancora in tempo per redigere un progetto che consenta a queste famiglie, a questi ammalati, di ricevere nella sua completezza l’intero percorso diagnostico e terapeutico in un ospedale della propria provincia, della propria città, del proprio paese. Dobbiamo potenziare l’offerta e con essa diminuire i tempi di attesa in tutti questi ospedali. E’ l’unico modo per diminuire contestualmente viaggi e trasferte interprovinciali, interregionali, transnazionali, per evitare sovraccarichi su altre strutture regionali di riferimento (si pensi per sintesi all’Istituto Pascale di Napoli) con colpevole indebolimento della qualità delle prestazioni per una popolazione fragile.

E si potrebbe anche risparmiare, come per tutti gli investimenti sani, sui rimborsi che la nostra regione accredita ad altre regioni alle quali i nostri pazienti si rivolgono. E si potrebbe risparmiare, come per tutti gli investimenti sani, sui compensi di bilancio che la nostra ASL accredita ad altre ASL regionali alle quali i nostri pazienti si rivolgono. Siamo ancora in tempo? Abbiamo un progetto? Abbiamo la forza per poter imporre che una parte, almeno una parte, sperando che ci sia ancora una parte da affidare a progetti veri e seri, dei fondi che stanno suddividendo, spartendo, in campo nazionale, regionale, provinciale,  resti per un potenziamento dei nostri ospedali dell’Agro?

Come immaginò un collega erudito qualche anno fa, sarebbe bello un complesso di Ospedali Riuniti delle Valli, delle nostre valli, capace di organizzare in sede la maggiore parte dei percorsi diagnostici e terapeutici assistenziali (ancora una volta un acronimo, PDTA), oncologici e non oncologici. 

Ci vuole un complesso ospedaliero forte ed organizzato, facile definire un DEA immaginato così, ci vuole un controllo attento dell’amministrazione e della politica su una struttura che deve essere agile ed omogenea, facile immaginare una ASL Locale, vicina ed attenta alle peculiarità del territorio. Fulcro di un’urbanizzazione organizzata e di una rete viaria dedicata. Centro di formazione lavorativa ed universitaria. Qualcuno lo definirà un sogno, io che sono nato e vivo quì lo vedo come un risarcimento, per giunta tardivo.

La composizione di questo scritto cade nel giorno del Black Friday, dai marcati connotati consumistici e legato a fantasmagorici sconti.

L’idea di un Dea degli Ospedali delle Valli, gestito da un’Azienda Sanitaria SalernoNord, agile ed omogenea, sono un argomento di dibattito in offerta gratuita. Ma limitata.