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Ultimo aggiornamento il 05/12/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Nocera e Sarno con pronto soccorso, Scafati e Pagani, per una popolazione di circa 300.000 abitanti, ma dai monitoraggi eseguiti ai pronto soccorso, risulta che le quattro strutture ospedaliere sono insufficienti.  Prima della pandemia nel 2018 la Regione Campania, dagli investimenti sulla filiera agro alimentare, al rilancio delle aree industriali attraverso i fondi per le zone speciali, aveva programmato anche la rinascita dei presidi ospedalieri di Pagani e Scafati, con investimenti per la Sanità di 25 milioni di euro per l'Ospedale di Pagani, per la  realizzazione di un Polo oncologico di valore regionale, e per salvare l'Ospedale di Scafati, puntando ad una nuova organizzazione che prevedeva gli Ospedali Riuniti dell'Agro con l’assunzione di complessivamente 150 unità. In sanità la parola "territorio" definisce un insieme di servizi tra loro eterogenei, servizi di prevenzione e sanità pubblica, medicina di famiglia, servizi per la salute mentale e le dipendenze, assistenza in hospice e le diverse forme di assistenza domiciliare, orientati a una progressiva de-specializzazione dell'ambito di cura, che richiedono la partecipazione di un network multidisciplinare di professionisti e necessitano di livelli elevati di integrazione professionale.  

Mario Draghi è stato chiaro e non ci gira attorno, anche perché la lezione del Covid è ancora di fronte ai nostri occhi: “Sulla base dell'esperienza dei mesi scorsi dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale”. Se la trincea degli ospedali in qualche modo ha tenuto è quella al di fuori che non ha retto all'onda d'urto per questo per il nuovo premier la “casa” dei pazienti deve diventare il “principale luogo di cura”. Una rivoluzione oggi possibile grazie alla “telemedicina” e all'”assistenza domiciliare integrata”. Sono necessari nuovi modelli ed esperienze di integrazione per l’assistenza territoriale. 

Il punto dolente della sanità italiana è il territorio, ovvero quelle cure extra ospedale che raggiungono i pazienti dentro le mura di casa o al di fuori in strutture più semplici come gli studi dei medici di famiglia o più complesse e purtroppo più rare. Una “rete di servizi di base” il cui elenco è stato stilato dallo stesso Draghi nel suo discorso in Senato. E cioè: case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria. 

È questa - secondo il premier - la strada per rendere realmente esigibili i livelli essenziali di assistenza e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. Le cure a casa e sul territorio sono del resto tuttora la prima trincea contro il Covid, ma è una trincea caduta dopo la prima ondata del virus e da allora mai rimessa in piedi. L'occasione per costruire questa riforma “a tutto campo” della Sanità sarà ovviamente il Recovery plan dove al momento secondo la bozza messa a punto dal precedente Governo Conte, la dote a disposizione, è 18 miliardi di euro. L'ultima versione del piano destina quasi metà dei 18 miliardi della Sanità - 7,5 miliardi di euro per l'esattezza - proprio al territorio e alle cure a casa. Si prevede infatti che entro il 2026 saranno realizzate ex novo 2.564 Case della Comunità, una ogni 24.500 abitanti. L'obiettivo è assistere in questi nuovi spazi dove lavoreranno medici e infermieri in rete finalmente capillare 8 milioni di pazienti «cronici mono-patologici» e 5 milioni con più patologie. L'altra faccia della medaglia sono le cure direttamente a casa dei pazienti, a cui va 1 miliardo di euro che dovrà mettere le ali all'assistenza domiciliare integrata su cui oggi l'Italia è fanalino di coda in Europa. Il target? 500mila nuovi pazienti over 65 presi in carica. Ma per mandare a regime l'assistenza a casa si spingerà anche sulla telemedicina che secondo il Piano assisterà almeno 282.425 pazienti entro il 2026. Infine con 2 miliardi sono da costruire le «cure intermedie»: nasceranno 753 ospedali di comunità - 1 ogni 80 mila abitanti - per assistere tutti quei pazienti per cui il ricovero in ospedale non è indicato ma che non possono neanche stare a casa.

Per garantire l’erogazione di prestazioni assistenziali coordinate e favorire l’integrazione dei professionisti delle cure primarie e del sociale a rilevanza sanitaria tenendo conto della peculiarità delle aree territoriali, la normativa propone la costituzione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), all’interno delle quali si costituiscono le unità complesse di cure primarie (UCCP), Una interessante esperienza a livello nazionale mirata alla realizzazione di un’effettiva integrazione dei percorsi diagnostico-assistenziali e di fruizione dell’assistenza territoriale con la costituzione delle UCCP è quello delle “Case della Salute”. Si tratta di un modello che da alcuni anni è in corso di sperimentazione in diverse regioni italiane, seppur con variazioni legate alle diverse interpretazioni dei Servizi Sanitari Regionali. Questi modelli rappresentano un’evoluzione di ulteriore complessità nell’integrazione dei servizi rispetto all’idea originaria del Punto Unico di Accesso (PUA), dal momento che accentrano anche diversi servizi e li coordinano in modo da poter effettuare una presa in carico dei bisogni del cittadino. La “Casa della Salute” è organizzata per aree, ciascuna finalizzata ad offrire una risposta immediata al cittadino. In questo modello di assistenza territoriale possono essere identificate alcune funzioni fondamentali dell’attività, che sono: punto unico di accesso, specialistica ambulatoriale, ambulatorio infermieristico/infermieristica di comunità, diagnostica di base, continuità assistenziale, Assistenza domiciliare Integrata (ADI), farmacia, forme di aggregazione di Medico di Medicina Generale (MMG) e Pediatri Di Famiglia (PDF). La quantità di servizi presenti può essere soggetta a variazioni e pianificata in modo da avere centri di ordine gerarchico maggiore con maggior disponibilità di servizi, in base a strategie dettate dalle diverse caratteristiche epidemiologiche e demografiche dell’area servita che può esprimere diversi bisogni di salute. Si va quindi a caccia nei territori di spazi dai 2 mila ai 4 mila metri quadrati, possibilmente con una vocazione sanitaria, per raggiungere l’obiettivo di realizzare Case della Comunità previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).  

Milano e Roma hanno realizzato le loro case della salute almeno uno per ogni municipalità. Le Case della salute funzionano? In Emilia Romagna, sono ridotte del 16,1 per cento gli accessi al Pronto soccorso per cause che non richiedono un intervento urgente, percentuale che sfiora il 25,7 per cento quando il medico di medicina generale opera al loro interno. Contemporaneamente, calano (-2,4 per cento) i ricoveri ospedalieri per le patologie che possono essere curate a livello ambulatoriale, come diabete, scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite batterica. Anche in questo caso l’effetto è maggiore (- 4,5 per cento) se presente il medico di medicina generale. Nei territori serviti dalle Case della salute si è intensificata nel tempo (+ 9,5 per cento) l’assistenza domiciliare al paziente, sia infermieristica che medica. Le Case della salute hanno consentito, nella popolazione servita a livello regionale da queste strutture, di prevenire ogni anno mediamente circa 6.300 accessi in Pronto soccorso per motivi inappropriati e 250 ricoveri per condizioni sensibili al trattamento ambulatoriale; parallelamente, sono stati erogati 3 mila servizi di assistenza. Nel territorio napoletano e nelle municipalità non esiste una casa della salute. Dove collocarle in un territorio così densamente urbanizzato come Napoli? Si potrebbero riadattare ambulatori o strutture già esistenti, oppure costruirne ex novo o riconvertire edifici oggi in disuso. Avvicinare le cure primarie ai residenti e prevedere un nuovo modello sanitario territoriale, dovrebbe essere il principale programma dei Sindaci e dare la priorità ad un’efficace tutela della salute del cittadino.