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Ultimo aggiornamento il 05/12/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Su tutti i media e i social corre da alcuni giorni la fotografia una decina disperati travestiti da deportati ebrei che sfilano per le strade di Novara per protestare contro l’obbligo del green pass attentando alla morale e all’ordine pubblico. Lo scandalo sollevato dalla triste processione ha assunto sui social media toni caustici. C’è chi chiede un arresto in flagranza di reato, chi augura la morte per Covid, chi ancora reclama punizioni severissime per chiunque esprima posizioni anche solo scettiche sull’efficacia dei vaccini.

Meno clamore continuano a sollevare le continue esternazioni delle virostar televisive. Un paio di giorni fa il professor Andrea Crisanti dichiarava ai media nazionali che il vaccino Johnson&Johnson “dopo due mesi, di fatto non protegge quasi più niente”. Sempre sui canali a cui accedono milioni di italiani non è mancata la reazione piccata del professor Matteo Bassetti che affermava: “Ho sentito dire da qualcuno che con il vaccino Johnson&Johnson dopo due mesi non hai più difese. Ma dove hanno letto queste cose? Sono stupidaggini”.

Per capire in quale pozzo nero è sprofondata la nazione ci si potrebbe fermare qui. Da diciannove mesi, ogni giorno i testimonial del dibattito sul Covid sono personaggi che dichiarano tutto e il contrario di tutto, che fanno a gara per chi presenza di più sui giornali, che non si chiedono minimamente che effetto può avere su un’opinione pubblica spaventata e frastornata una dichiarazione di un famoso esperto che nega una affermazione di un collega senza la possibilità di nessun dibattito, di alcun contraddittorio, di nessuna argomentazione. Come dovrebbero reagire le persone più insicure, gli ansiosi, gli ipocondriaci, e coloro che temono che con il Covid la fine del mondo sia più vicina di fronte a questi spettacoli regolarmente offerti alla popolazione da giornalisti e media compiacenti? 

E’ di un paio di giorni fa la pubblicazione di un comunicato delle Federazioni sanitarie rivolto all’oltre un milione e mezzo di iscritti. Il comunicato informa che gli iscritti che “si oppongono alla vaccinazione contro il Covid in base a argomentazioni non basate sulla conoscenza oggettiva e che fondano le loro argomentazioni sull’utilizzo strumentale del ruolo del professionista” saranno destinatari di misure disciplinari commutate con “particolare fermezza e rigore”. Aggiunge la comunicazione che gli iscritti devono agire nella comunicazione pubblica con “sobrietà, correttezza, rispetto, trasparenza e veridicità”. E’ strano che questo vigore un po’ inquisitorio non si sia ancora abbattuto sui virologi che inondano l’opinione pubblica di informazioni sbagliate, previsioni che non si avverano o peggio che mettono in confusione il cittadino sostenendo tesi l’una contrapposta all’altra. Perché in fondo una delle cause della resistenza dei no vax e del sospetto dei no green pass contro le misure governative deriva proprio dal fatto che i cosiddetti esperti invece di fornire certezze sono – ritengo – i principali generatori di caos. 

Alcuni come il professore Galli, incorso in alcuni non belli scivoloni giudiziari, sembrano essersi precauzionalmente ritirati dalle scene, ma subito altri sono pronti a sostituirli per occupare i titoli dei principali media. Una ricostruzione postuma delle loro dichiarazioni è impietosa: da un lato discettano sulla infallibilità della scienza e dall’altro prima parlano di immunità di gregge, poi ne negano il possibile raggiungimento di questo traguardo, profetizzano la fine del mondo nelle regioni del sud Italia e un terzo dei decessi rimane concentrato in Lombardia, prevedono che il virus sia scomparso l’estate scorsa per poi rivederlo riapparire in piena forma alla fine della stagione balneare, dicono che i vaccini sono efficaci e dopo si scopre che la loro durata è a tempo, spingono il governo a estendere il green pass per dodici mesi con la maggior parte delle immunizzazioni che dopo il primo semestre scemano. Eppure non c’è alcun trattamento di biasimo nei loro confronti e nemmeno sanzioni da parte degli ordini a cui appartengono. Forse mettersi nelle mani della Scienza rassicura così come in passato accadeva per la religione.

Ma andare sui giornali a dire come ha fatto il professor Bassetti o il professor Zangrillo l’anno scorso che il virus era ormai innocuo non va considerato un attentato alla salute pubblica? E litigare pubblicamente sull’efficacia di un vaccino davanti a un’opinione pubblica sempre più confusa non significa derogare ai principi di correttezza professionale sanciti dai codici deontologici delle professioni sanitarie? E non vuole dire remare contro gli sforzi del governo di estendere i vaccini a una quota sempre più ampia di timorosi e indecisi? Ma se così è, come mai nessun ordine interviene? E’ strano come di fronte a una sfilata di poveri diavoli la grande parte degli italiani chieda rigore morale, mentre per chi contribuisce a creare in forza della sua posizione sociale insicurezza e reazioni irrazionali a catena, vi sia connivenza e tacita comprensione. Ma forse colpire i deboli è più facile che non prendere posizione contro i più forti e il conformismo e l’ipocrisia quando diventano tratti tipici di una nazione sono virus più difficili da estirpare del Covid.

Theodor Adorno ricordava cinquanta anni fa che la trasposizione di tutte le questioni di verità in questioni di potere apre sempre le porte al caos. “Così sopravvive Hitler – concludeva – del quale nessuno sa dire se sia morto o sia scampato (Pseudomenos, 1954).