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Ultimo aggiornamento il 05/12/2021

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Nel 2020 sono calati del 17 per cento gli atti intimidatori, di minaccia e violenza contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali e dipendenti della Pubblica amministrazione: sono stati 465 contro i 559 del 2019, con una media di 9 intimidazioni a settimana, dunque una minaccia ogni 19 ore. Ma sono diversi gli aspetti che destano preoccupazione: in primis l’avanzata dei casi di minaccia al Nord. È quanto emerge dalla decima edizione del rapporto “Amministratori sotto tiro” presentato da Avviso Pubblico, realizzato monitorando le notizie di stampa locali e nazionali e le interrogazioni parlamentari, nonché raccogliendo le segnalazioni dei vari coordinamenti territoriali. “Quando dieci anni fa Avviso Pubblico ha iniziato a monitorare il fenomeno delle minacce agli amministratori locali – spiega Roberto Montà, presidente dell’associazione – in molti pensavano ad un esperimento destinato a durare poco, ritenendola una questione prettamente meridionale, limitata alle regioni a tradizionale insediamento mafioso”. La storia degli ultimi dieci anni, però, racconta “una realtà completamente diversa”. Basti pensare che oltre un caso su tre non ha matrice criminale e un ruolo specifico, in questi episodi, è quello svolto dai social. Anche causa malcontento in tempi di pandemia.

L’AVANZATA DEL NORD – Il 57,5% degli episodi registrati (267) è avvenuto nel Mezzogiorno (il 41,1% al Sud e il 16,4% nelle Isole). Il restante 42,5% (198 casi censiti) si è verificato nel Centro-Nord, dove si riscontra un aumento del 3,5% dell’incidenza sul totale dei casi rispetto al 2019. Il calo generalizzato dei casi ha colpito tutte le aree, infatti, ad eccezione del Nord-Est, che passa dai 59 atti censiti nel 2019 ai 68 del 2020. 

PRIMATO ANCORA IN CAMPANIA – Per il quarto anno consecutivo è la Campania a far registrare il maggior numero di intimidazioni a livello nazionale, con 85 casi censiti (furono 92 nel 2019). Seguono Puglia e Sicilia con 55 atti intimidatori, che fanno segnare un evidente calo rispetto al 2019, rispettivamente del 23 e del 17 per cento. In discesa anche la Calabria (38 casi rispetto ai 53 del 2019), che prosegue un trend positivo iniziato da alcuni anni. La Lombardia si conferma la regione più colpita del Nord Italia (37 casi, nove in meno del 2019), seguita dal Lazio (36 casi, stabile). Chiudono le prime 10 posizioni Veneto (30 casi, uno dei pochi territori in aumento), Emilia-Romagna (25), Toscana (23) e Sardegna (21). Conferme anche a livello provinciale: il territorio più colpito si conferma Napoli con 46 casi, con un incremento del 12% rispetto al 2019. Seguono Salerno (21 casi), Roma (20), Milano e Foggia (16), Cosenza (15), Padova e Lecce (14), Bari e Messina (13). 

OLTRE UN CASO SU TRE NON HA MATRICE CRIMINALE – Da alcuni anni il rapporto si sofferma anche su quelle intimidazioni che giungono agli amministratori locali e al personale della Pubblica amministrazione da parte di comuni cittadini. “Episodi e situazioni che pesano notevolmente sul numero complessivo delle intimidazioni: nel 2020 sono stati 168, il 36% del totale (erano il 29% nel 2019)” spiega Avviso Pubblico. Una larga percentuale (il 42%) di questi atti ha riguardato intimidazioni, diffamazioni (soprattutto veicolate sui social) e aggressioni scaturite dalle restrizioni imposte dalla pandemia. Un altro 22% trae origine dal malcontento suscitato da una scelta amministrativa sgradita. Il 12% si riferisce invece a casi di estremismi di entrambe le sponde politiche. Nell’11% dei casi si tratta di un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o problemi legati al tema del lavoro. “Numerose sono le criticità che bisogna affrontare – spiega Montà – a partire da nuove forme di tutela per gli amministratori locali, alla necessità di sollecitare le denunce degli atti intimidatori, dalle difficoltà crescenti nel reperire candidati alle elezioni amministrative, alla verifica dell’applicazione della legge 105 del 2017, che ha inasprito le sanzioni per gli atti di intimidazione nei confronti degli amministratori locali e dei componenti degli organi politici”. 

SUI SOCIAL UNA INTIMIDAZIONE SU CINQUE – Anche sul fronte della tipologia di intimidazioni subite da amministratori locali e personale della Pubblica amministrazione si fa sentire l’impatto della pandemia. I social network, già il terzo mezzo più utilizzato per minacciare nel 2019, ora sono al primo posto (19% del totale dei casi censiti). “Le polemiche legate alle restrizioni adottate per contenere la diffusione del Covid-19 – spiega Avviso Pubblico – sono spesso evolute in manifestazioni di dissenso sfociate in insulti, offese, delegittimazioni dell’operato degli amministratori locali, quando non in diffamazioni. Le amministrazioni e la Polizia locale sono spesso finite in pasto dei leoni da tastiera, a causa delle ordinanze emesse e dei controlli effettuati per il rispetto delle regole anti-contagio”. Ma anche per la concessione di aiuti economici, sussidi o altre scelte che non riguardavano l’amministrazione locale, ma il governo centrale. Le aggressioni e gli incendi (18% di casi per ciascuna tipologia), si mantengono in percentuali stabili rispetto al 2019. Seguono minacce verbali e telefonate minatorie (12%), lettere, biglietti e messaggi intimidatori (10%), danneggiamenti (9%), scritte offensive e minacciose (7%), utilizzo di ordigni ed esplosivi (4%), invio di proiettili (2%), spari contro abitazioni ed automobili (1%).