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Ultimo aggiornamento il 04/07/2022

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“Criticità” nell’utilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata vengono segnalati nella Relazione sull’analisi delle procedure di gestione dei beni sequestrati e confiscati, frutto del censimento della Commissione parlamentare Antimafia. Ad occuparsene è stato il IX Comitato, presieduto dal leghista Erik Pretto, e adesso il dossier arriverà in Parlamento. Nel lavoro si sottolinea come l’enorme patrimonio di 18.518 immobili e 2.929 aziende distribuiti in 2.176 Comuni rischia di andare disperso.

“Lo Stato non può permettersi di ignorare le criticità che rischiano di disperdere ed esaurire un enorme potenziale di crescita sociale ed economica”, si osserva nella relazione. Al 20 febbraio 2021, su 2.176 Comuni dove insistono beni, solo 795 dispongono delle credenziali e ben 1.381 non hanno accesso al sistema per valutare gli immobili: “Atteso che il 63 per cento dei comuni può non essere a conoscenza di avere immobili di cui richiedere l’assegnazione”, la Commissione, allegato alla relazione, ha anche messo a punto un Vademecum per gli enti locali sul riutilizzo e la valorizzazione dei beni sequestrati e confiscati. Un “valido strumento operativo, un documento di orientamento per gli amministratori locali che intendano utilizzare, a fini sociali, i beni confiscati alla criminalità”, viene definito.

Nella relazione si sottolinea che “sono emersi numerosi profili critici” che “richiedono una pronta risposta della politica, sia sul fronte della predisposizione di adeguati provvedimenti legislativi sia sul fronte della sollecitazione dell’esercizio dei poteri da parte degli altri organi costituzionali (governo, Consiglio superiore della magistratura, pubbliche amministrazioni, enti locali)”. Il IX Comitato ha anche avanzato “proposte sistematiche e concrete” che “attengono ai punti nevralgici del codice antimafia”. Tra queste anche “maggiori e più tempestive tutele per i lavoratori e per i creditori di buona fede grazie alla prosecuzione dell’attività aziendale” e “rimedi alle ‘morti bianche’ delle aziende colpite da interdittiva antimafia”, nonché la “specializzazione – effettiva – delle Sezioni misure di prevenzione e unica disciplina per sequestro e confisca, evitando vuoti di gestione”.