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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno confermato le condanne all’ergastolo per omicidio plurimo nei confronti di 14 ex alti ufficiali, esponenti delle giunte militari e dei Servizi di sicurezza di Paesi sudamericani, al potere tra gli anni ’70 e ’80, legati al cosiddetto ‘piano Condor‘, che ha eliminato fisicamente decine di migliaia di oppositori politici. La sentenza riguarda ‘desaparecidos’ di origine italiana, rapiti e uccisi in Sudamerica negli anni delle dittature militari. Sette persone che erano state condannate in primo grado e in appello sono risultate nel frattempo decedute.

Fra i condannati c’è anche Jorge Nestor Troccoli, l’unico attualmente residente in Italia, a Battipaglia, ex membro dell’intelligence uruguayana legata all’allora dittatura del suo Paese. A questi ergastoli vanno poi sommati quelli di tre militari cileni condannati a Roma per gli omicidi commessi all’epoca della dittatura di Pinochet sempre nei confronti di cittadini ‘desaparecidos’ di origine italiana. Si tratta del colonnello Rafael Francisco Ahumada Valderrama, il sottufficiale Orlando Vasquez Moreno (entrambi responsabili dell’omicidio del sacerdote cileno Omar Venturelli) e il brigadiere Manuel Vasquez Chahuan. Nei confronti dei tre militari, che non hanno presentato ricorso in Cassazione, il sostituto procuratore generale Pietro Maria Catalani ha inviato al Cile la richiesta di arresto provvisorio.

La Corte di Assise d’appello di Roma nel 2019 aveva inflitto 24 ergastoli (in primo grado nel 2017 il processo si era concluso con otto condanne all’ergastolo e 19 assoluzioni). I supremi giudici con questa sentenza hanno rigettato i ricorsi degli imputati e accolto la richiesta dell’avvocato generale della Cassazione Pietro Gaetaavanzata nel corso dell’udienza che si è celebrata a piazza Cavour. “Questo non è un processo politico, gli imputati sono stati condannati in appello sulla base di legittimi principi giuridici” ha detto il pg in aula chiedendo il rigetto di tutti i ricorsi presentati contro la sentenza di appello con la quale, ha sottolineato il pg, “si ripristina lo Stato di diritto”.

“Esprimo soddisfazione per la decisione della Cassazione. Il risultato ottenuto due anni fa dalla Procura Generale mi rende orgoglioso per l’appartenenza ma va ascritto a tutta la magistratura della capitale. Un esempio ed un monito. La verità e il sacrificio dei martiri sud americani non si prescrivono”, ha detto il sostituto procuratore generale di Roma Francesco Mollace. Soddisfatto anche l’avvocato Arturo Salerni legale di parte civile per una decina di posizioni, secondo cui quella della Cassazione “è una pronuncia importante che chiude un percorso di verità e giustizia avviato molti anni fa. La giustizia italiana ha scritto una pagina importante nella battaglia per la condanna dei crimini contro l’umanità e per la tutela dei diritti umani. Si è compiuto un percorso di approfondimento di ciò che è avvenuto in America Latina in quegli anni. I familiari delle vittime attendevanogiustizia e – conclude – il fatto che sia arrivata dal nostro Paese è un passaggio importante che ha una valenza storica“.