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Ultimo aggiornamento il 28/11/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/656

Massimiliano Galluzzi

“La Cina? Ha molte opportunità lavorative, vengono investite molte più risorse rispetto all’Italia e sta cercando di attrarre stranieri qualificati, offrendo molte posizioni”. Massimiliano Galluzzi ha 34 anni e dal 2015 vive e lavora a Shenzhen, città da 15 milioni di abitanti che collega Hong Kong al resto del Paese asiatico. Vorrebbe tornare, un giorno. Ma è andato via per fare il lavoro per cui aveva studiato. “L’Italia mi manca moltissimo”. Dopo aver frequentato il liceo scientifico a Cremona, Massimiliano si è iscritto alla facoltà di Fisica all’università degli Studi di Milano, scegliendo come specializzazione Fisica sperimentale per il percorso triennale e Fisica della materia per la magistrale. Finita la tesi, ha proseguito gli studi con un dottorato in nanotecnologie, trascorrendo sei mesi per esperienze di ricerca a Leeds, nel Regno Unito. Massimiliano racconta di aver voluto lasciare l’Italia semplicemente per fare il lavoro per cui aveva studiato. “Un professore tedesco stava costruendo un nuovo laboratorio di ricerca a Shenzhen e cercava una persona con il mio curriculum. Dopo un colloquio ho deciso di far parte di questa avventura”. Nel 2015 Massimiliano parte per la Cina. Per due anni copre il ruolo di postdoc nell’Università di Shenzhen, per altri 2 anni è nominato professore assistente allo Shenzhen Institute of Advanced Tehcnology (SIAT). Nello stesso istituto, a fine 2019, è promosso a Professore Associato e oggi sta costruendo un gruppo di ricerca che si occupa di microscopia e nanomeccanica. 

Shenzhen rappresenta “un ambiente unico”, spiega Massimiliano, in quanto “si sta evolvendo a un ritmo elevatissimo nel campo delle nuove tecnologie e dell’elettronica”. Attirando, così, moltissime persone interessate al settore delle nanotecnologie e...

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Da sinistra Landini e Draghi

Eccolo il fascismo eterno da cui ci metteva in guardia Umberto Eco, quando connotava, aggiornandoli, i chiari sintomi del virus che fece del nostro paese l’incubatore e poi il modello europeo di un regime antiparlamentarista, violento, liberticida, antisemita e guerrafondaio. Un virus endemico che non ha mai smesso di avvelenare la democrazia sventolando saluti romani (utile forma di igiene, secondo il candidato sindaco di Roma, Michetti) in mille manifestazioni, organizzando aggressioni a persone impegnate a fianco degli ultimi, migranti, rom o centri sociali.

Un virus che oggi, cento anni dopo i primi assalti alle Camere del lavoro, soffia sul contagio sociale dentro una crisi pandemica che ha stressato le regole della convivenza democratica, con organizzazioni e gruppi che tentano di guidare l’ignoranza e la paura nelle piazze no-vax, facendosi avanguardie della protesta, p...

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A distanza di cento anni da quando Lenin ne scrisse, a sinistra c’è ancora chi non riesce a guarire dalla malattia infantile di sempre: l’estremismo autoreferenziale. Che, nonostante una lunga e dolorosa serie di sconfitte e lacerazioni, porta tuttora a scelte, minoritarie, pavloviane. Infantili, appunto.

Vedere i risultati raggiunti alle elezioni amministrative da alcune liste, sigle, raggruppamenti (definirle “forze” potrebbe sembrare irridente), della sinistra radicale provoca più sconcerto che stupore. Perché già altre volte hanno dimostrato un’assoluta inconsistenza, e quindi non sorprendono i penosi, deprimenti risultati ottenuti in varie città. Ma stavolta è stata superata ogni logica politica, dimenticato il buonsenso, fino a sconfinare nel ridicolo.

Non mi riferisco alle aree politiche legate in particolare a Sinistra italiana, come anche a liste tipo Coraggiosa, creata da Elly Schlein, o a esperienze come quella di Riccardo Laterza a Trieste, che invece hanno ottenuto risultati dignitosi, raccontati nell’articolo pubblicato ieri, bensì a quel piccolo mondo antico immobile nella conservazione della propria identità: gli esempi della disfatta di queste liste, da Milano a Roma, parlano da soli.

Purtroppo non basta un passato di impegno politico e una militanza nel territorio per convincere gli elettori a sostenere organizzazioni che, alla prova dei fatti, non superano lo zero virgola di voti.

E se pensiamo che perfino esperienze amministrative positive (come Giovanni Caudo a Roma che ha ottenuto appena il 2 per cento con una lista di appoggio a Gualtieri), non raccolgono ampi consensi, chi vuole testimoniare una presenza di sinistra radicale dovrebbe chiedersi perché il proprio progetto subisce, e da molti anni ormai, sconfitte ...

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Quali sono gli effetti dei prezzi in crescita delle dosi dei vaccini? Che i prezzi condizionino in negativo la nostra possibilità di avere accesso ai farmaci vale per i paesi poveri ma pure per i ricchi. Qualche esempio.

SOTTO SCACCO DELLE AZIENDE

Nella non lontana Grecia, dopo la crisi del 2008, multinazionali come Roche e Sanofi hanno minacciato di abbandonare il mercato greco perché gli ospedali pubblici non pagavano gli ordini. Nell’ancor più vicina Francia, nel 2015, i malati di epatite C hanno dovuto aspettare che la loro situazione peggiorasse per poter accedere alle nuove cure. Era la prima volta nel paese, da quando era stata creata l’assicurazione sanitaria dopo seconda guerra mondiale, che le considerazioni di budget legate al costo di un trattamento avevano dettato i criteri per l’accesso al farmaco: più si era gravi, più si aveva chance di essere rimborsat...

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Le denunce di infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2021 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quelli mortali sono stati 772, 95 in più rispetto alla rilevazione di luglio. Una strage che continua, quella che emerge dai nuovi dati Inail, nonostante il calo del 6,2% rispetto al 2020 che peraltro risulta poco significativo perché segnato dal lockdown. Il governo ha annunciato una stretta, che dovrebbe passare per il rafforzamento del potere di sospendere le attività in caso di violazioni. Ieri il premier Mario Draghi, dopo che si sono contati 10 morti in 24 ore, ha spiegato che si interverrà con “pene più severe e immediate e collaborazione all’interno dell’azienda per individuare precocemente le debolezze in tema di sicurezza lavoro”. 

Gli incidenti mortali riguardanti lavoratrici donne sono passati da 83 a 78 (-6,0%), mentre quelle denunciati d...

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C’è chi lo definisce un bavaglio, chi ritiene sia censura e chi ricorda che il fascismo in Italia non c’è più e chi chiede che magari la limitazione riguardi i politici che di virus e vaccini non capiscono nulla. È un coro concorde quello degli scienziati che commentano l’ordine del giorno a firma del deputato del gruppo Misto (ex M5s) Giorgio Trizzino, accolto ieri dal Governo, che chiede che virologi, immunologi, infettivologi in tv, alla radio o intervistati dai giornali parlino solo se autorizzati dalla struttura di appartenenza. Gli esperti, nella stragrande maggioranza docenti universitari e spesso a guida di lavoratori e reparti, non ci stanno anche se secondo Fabrizio Pregliasco, che spesso cita l’infodemia come uno dei problemi di comunicazione sul Covid, un codice etico e/o una carta che contenga modalità e principi per la divulgazione di notizie scientifiche. Detto questo e...

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