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Ultimo aggiornamento il 26/09/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/636

“Mi creda presidente Draghi, è un’emergenza nell’emergenza, che richiede regole eccezionali”. C’era un elefante nella stanza dell’assemblea dell’Anci a Parma, che si è chiusa oggi con la relazione del presidente Antonio Decaro e l’intervento del premier. Gli enti locali dovranno gestire, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, tra 66 e 71 miliardi di euro: un terzo dei fondi del Recovery. I soli 8mila Comuni avranno a che vedere con una quarantina di miliardi da spendere che salgono a 50 se si aggiungono le Città metropolitane. Se non ci riescono, il piano inviato dal governo alla Commissione europea matematicamente fallirà. Mario Draghi lo sa bene e non a caso ai primi cittadini ha detto: “Il successo del Piano è nelle vostre mani, come in quelle di noi tutti”. Ma allo stato attuale le condizioni per rispettare gli impegni presi con la Ue non ci sono. Perché “per spendere le risorse che arriveranno abbiamo bisogno del personale”, ha scandito il presidente Anci Antonio Decaro nella relazione conclusiva, riprendendo allarmi che i primi cittadini italiani, da Nord a Sud, lanciano da settimane. “Nei Comuni italiani sono in servizio complessivamente 361.745 dipendenti, mentre nel 2007 erano 479.233. Abbiamo perso un dipendente su quattro. Servono assunzioni a tempo determinato fino all’attuazione del Pnrr”. 

Il piano di reclutamento ci sarebbe, ma non basta: è troppo farraginoso e i risultati delle selezioni, come ha mostrato il flop del concorsone per 2.800 tecnici per il Sud bandito dal ministero di Renato Brunetta, lasciano a dir poco a desiderare. Finendo per riempire gli uffici di persone senza adeguata formazione ed esperienza. Di qui la richiesta di Decaro di semplificare le procedure con regole eccezionali: “Il reclutamento straordinario deve riguarda...

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Enrico Fierro

Non sta a noi spiegare cosa è stato per il giornalismo italiano Enrico Fierro morto ieri a 69 anni. Possiamo, molto più modestamente, riproporre qui un pezzo che scrisse un paio di anni fa per Saleincorpo. Il "professore" raccontava la sua esperienza del sisma del 1980. La sua penna e la sua passione ci mancheranno.

 

Dov’ero, cosa stavo facendo quella sera? E’ una domanda che mi pongo sempre da quel 23 novembre del 1980, 39 anni fa. Cerco di non perdere la memoria, soprattutto quella dei particolari. Ricordo tutto, come chi ha vissuto un evento straordinario della vita. Come chi ha visto in faccia la guerra e la morte. Perché quello è stato il terremoto che la sera del 23 novembre 1980 colpì l’Irpinia, Napoli, il Salernitano, l’osso malato del Sud fino alla Basilicata. Una guerra con i morti, 2914, i feriti, 9mila, gli sfollati, 280mila, ma senza un nemico che ti bomb...

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Il pm Gratteri

Non si spegne la polemica sul decreto legislativo “sulla presunzione di innocenza” approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, che impone pesanti restrizioni alla comunicazione giudiziaria, prevedendo – tra le altre cose – che “la diffusione di informazioni sui procedimenti penali” sia consentita “solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini” e che le conferenze stampa dei procuratori capi possano tenersi solo “nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti”, oltre al divieto di “indicare, nelle dichiarazioni pubbliche, indagati e imputati come colpevoli prima della condanna definitiva” a pena di pubblica ammenda e richieste di risarcimento danni. L’ultimo a intervenire è stato il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, in occasione della prima sentenza del maxi-processo Rinascita-Scott con 70 condanne inflitte in rito abbreviato: “Settanta presunti innocenti condannati“, ha commentato in modo provocatorio. E alla domanda se la nuova legge rischia di trasformarsi in un bavaglio per i magistrati, soprattutto quelli in prima linea in territori difficili, ha risposto: “A me non lega niente e non chiude la bocca. Sono una persona che non ha timore di niente e di nessuno, dico sempre quello che penso e se non posso dire la verità è perché non posso dimostrarla. Continueremo a parlare e a spiegare all’opinione pubblica, che ne ha diritto. Ancora in Italia non è stato negato il diritto di informazione della stampa”. 

Gratteri ha anche stigmatizzato una certa ignavia degli organi di rappresentanza dei giornalisti nel farsi sentire contro le scelte del governo. “L’unica cosa che mi dispiace è che ho visto la categoria dei giornalisti, a livello nazionale e locale, molto timida nella protesta, quasi vi andassero bene queste dirett...

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Rosario Fina

“Il 30 ottobre 2002 sbarcavo a Helsinki, con una valigia, una stanza in uno studentato per qualche settimana, nessun lavoro, un amico stagista, l’aiutino dei miei genitori (poca roba in un paese piuttosto costoso, ma pur sempre un prezioso aiuto)”. Rosario Fina ha 46 anni, è originario di Battipaglia e vive tra Tampere e Helsinki: è il primo preside italiano in una scuola finlandese. “L’Italia è la mia casa – sorride – ma poi arriva il punto in cui separarsi è naturale, giusto e anche doveroso verso se stessi”.

Una solida certezza del percorso accademico di Rosario è stata lo studio della lingua e della letteratura finlandesi: “In quello ho sempre eccelso, sia per voti che per tempistica, senza perdere mai un colpo”, ricorda al fatto.it. Nel 2002, a pochi mesi dalla laurea, Rosario arriva in Finlandia per concludere le sue ricerche e completare la tesi. Ci resterà per quasi 20...

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Chiara Senti

Ha lasciato un posto a tempo indeterminato nella sanità pubblica, accettando l’offerta di un dottorato di ricerca in Belgio, e si è trasferita a Bruxelles. “Ma mi sono ritrovata a fare ciò che facevo in Italia”, dice al ilfattoquotidiano.it Chiara Senti, ventinovenne di Castell’Arquato (Piacenza), una laurea a Brescia in Biotecnologie mediche. “Ho scoperto troppo tardi che ero finita lì solamente perché c’era da coprire un posto da laboratorista. Se l’avessi saputo prima…”. Se l’avesse saputo prima, Chiara non avrebbe mai lasciato l’Italia. E così, due anni dopo, ha scelto di tornare. Perché non è tutto rosa e fiori quello offre l’estero, anzi. “Non hanno manifestato interesse per il mio progetto in campo oncologico – confida Chiara -. Per due anni, per via della cattiva gestione del mio progetto, il lavoro assegnatomi è stato fare il tecnico di laboratorio per seguire progettualità d...

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L’UE ha deciso di bloccare momentaneamente la somma di 20,7 milioni di euro destinati alle operazioni dell’Organizzazione nel Paese dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta esterna che su incarico dell’OMS ha svolto le indagini sugli abusi sessuali commessi da operatori dell’agenzia ONU e di alcune ONG.

Gli episodi si riferiscono al tempo dell’epidemia di ebola 2018-2020 nella Repubblica Democratica del Congo. La commissione UE ha però sottolineato che la drastica decisione non concerne gli aiuti riservati ad attività in altre nazioni.

Il provvedimento dell’UE è stato comunicato all’OMS il 7 ottobre scorso, ma è stato reso noto solamente pochi giorni fa. Finora i vertici dell’Agenzia dell’ONU con sede ha Ginevra non hanno rilasciato nessun commento.Intanto la settimana scorsa l’OMS ha pubblicato il suo piano per prevenire ulteriori comportamenti...

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