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Ultimo aggiornamento il 26/09/2022

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/636

Come spesso accade, dopo la sentenza della Cassazione su Gambino, qualcuno si è lasciato prendere dall’entusiasmo. E così capita di leggere castronerie da capogiro.

 

La camorra a Pagani esiste. Non è certo stata cancellata da una sentenza dove i giudici dovevano valutare solo la commissione di specifici fatti delittuosi.

 

La politica non può nascondersi dietro al garantismo di maniera. Consentire a un pluripregiudicato come Michele D'Auria Petrosino di gestire la nettezza urbana a Pagani è stato un delitto politico. E' solo un esempio, se ne potrebbero fare altri.

 

Credo che i giornalisti abbiano seguito la vicenda giudiziaria con grande equilibrio, dando sempre spazio alle ragioni dell'accusa e a quelle della difesa. Io, ma è un fatto assolutamente personale, mi rimprovero di non avere saputo dare una lettura di quel processo diversa, anche al di là delle risultanze giornaliere. Sono sempre stato convinto che un cronista che non ammette un suo errore è un pessimo cronista.

 

In quegli anni alla città, almeno credo, è mancata, come accade in tanti altri centri dell'Agro, la classe media, la borghesia degli onesti. Nessuno ha voluto fare un passo avanti, nessuna assunzione di responsabilità. Questo ha determinato la mancanza di quegli esempi di onestà che soli possono salvare una città sostanzialmente degradata. E naturalmente nessun contributo poteva venire dalla sgangherata sinistra paganese.

 

Non rinnego nulla di ciò che ho detto su un processo molto simile a una farsa. Quello che può darmi fastidio è che le mie parole, naturalmente estrapolate dal contesto, vengano usate per giustificare un'azione politica scadente e, in sostanza, clientelare e collusa.

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L'assemblea dei redattori de “la Città”, riunitasi in data odierna, ha deciso di proclamare ad horas una giornata di sciopero dopo avere scoperto autonomamente che la testata è stata ceduta dalla Edizioni Salernitane srl a un'altra società di proprietà “schermata”. Quest'ultima ha, poi, dato in fitto la stessa testata sempre alla Edizioni Salernitane srl, che nel frattempo ha cambiato composizione societaria. Pertanto il giornale non sarà in edicola domani, venerdì 27 ottobre.
Tutto ciò è avvenuto senza che fosse data dall'azienda alcuna comunicazione, così come previsto dalla legge, al comitato di redazione e ai dipendenti, nemmeno in concomitanza con la richiesta di ricorrere ad ammortizzatori sociali. L'assemblea ha anche proclamato lo stato di agitazione e affidato al Cdr un pacchetto di cinque giorni sciopero.

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Vincenzo De Luca

C'era una volta la sinistra. In modo confuso e conflittuale portava avanti battaglie di liberà e giustizia, in difesa dei lavoratori, degli onesti. Poi è successo qualcosa di strano. Si incontrano sempre più spesso persone di sinistra che parlano il linguaggio della destra e altre, ma sono una minoranza, che da destra parlano il linguaggio della sinistra.

All'inizio fu De Luca, Vincenzo De Luca. Solida formazione Pci si inventa le civiche e l'uomo forte, quello che decide, che non perde tempo in chiacchiere. Così, e citiamo a memoria, nascono i "calci in bocca agli immigrati", i raid contro le povere disgraziate che si prostituiscono sulla litoranea, i vari Crescent o tribunali che altrove chiamerebbero "incompiute", i sindaci pro tempore alla Napoli, la stazione marittima dove le navi non attraccano mai. 

Ma Vincenzo è ovunque. Pensateci, non ha mai rilasciato una intervista vera nella sua vita. Una volta alla settimana, esattamente il venerdì, viene incalzato in modo stringente dal cronista (?) di una emittente privata che gli fa domande da far accapponare la pelle (Sindaco, come procedono i lavori della fontana? Quali sono le prossime opere pubbliche in cantiere? Lo sa, molti si accorgono che aveva ragione lei sugli stranieri...). Nel frattempo il Nostro, l'ex compagno De Luca, sistema i figlioli. Diamine, sono bravissimi, mica possono essere penalizzati solo perché sono i figli del governatore.

Ah, dimenticavo, Vincenzo oggi è il presidente della Regione. E, francamente, mi assale un dubbio: quando decenni fa da Napoli annunciavano migliaia di assunzioni e i presidenti a Palazzo Santa Lucia erano democristiani o socialisti cosa si diceva a sinistra? Il termine, lo ricordo a qualcuno che forse lo ha dimenticato, era "clientelismo". 

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Da Barcellona ai separatismi di casa nostra. Dalla Catalunya al bisogno universale d’indipendenza. Per visibilità, slogan e provocazione, dal cuore economico del problema spagnolo, con  la Catalunya  stanca di fare da traino al resto della Spagna, la questione locale arriva al referendum lombardo-veneto del prossimo 22 ottobre, sostenuto dai leghisti, a chiedere maggiore autonomia delle due regioni dal governo di Roma. Di certo il braccio di ferro tra il governo spagnolo di Mariano Rajoy e il governo della Generalitat de Catalunya di Carlos Puidgemont, regala vigore ai sogni di secessione in ogni dove. Per sardi, siciliani, veneti e sudtirolesi, l’indipendentismo è parte della loro storia.

 

Ma la Campania negli anni ha segnato il primato delle proposte: a fronte dell’inesistenza di un piano trasporti d...

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Monica Paolino e Pasquale Aliberti (foto di Luigi Pepe)

L'ex sindaco Pasquale Aliberti andrà in carcere. Il Riesame, per la seconda volta, ha ritenuto valide le argomentazioni del pm della Dda. Secondo i magistrati il già primo cittadino di Scafati avrebbe continuato a intrattenere rapporti con i clan. Non solo, avrebbe fatto politica pilotando la moglie, la consigliera regionale Monica Paolino.

Quest'ultima, anche lei indagata per camorra nell'ambito della medesima indagine che coinvolge il marito, si sarebbe dovuta dimettere non solo dalla presidenza della commissione regionale anticamorra, cosa che ha fatto, ma doveva lasciare anche il suo scranno a Palazzo Santa Lucia. Naturalmente è ancora al suo posto.

Restiamo convinti che poco o nulla giustifica la detenzione in carcere di Aliberti. Non fa più il sindaco, il consiglio comunale è commissariato per mafia, non riusciamo a capire come potrebbe scappare. Inoltre già una ...

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Don Alfonso Santoriello

Ancora una volta il vescovo Giudice si è mosso con intelligenza e rapidità. Allontanare don Alfonso Santoriello dalla parrocchia del Vescovado è stata una scelta quantomai opportuna e saggia. Il parroco non risulta indagato nella vicenda che riguarda i presunti rapporti tra camorra e ultime elezioni a Nocera. Certe sue relazioni, però, sono state discutibili.

Sponsorizzare una variante al piano urbanistico per costruire una mensa dei poveri facendosi accompagnare da candidati al Consiglio finiti in galera non è stata una scelta proprio intelligente. E questo risulta ancora più grave quando si opera in un contesto particolare come il Vescovado. Né don Alfonso può dire che non conosceva le persone che frequentava. Se fosse vero, e io credo francamente che lo non sia, la sua ingenuità sarebbe sconvolgente.

Bene ha fatto il vescovo ad allontanarlo e, se posso dare sommessa...

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