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Ultimo aggiornamento il 26/09/2022

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/636

Ventimila persone in marcia. 970 nomi di gente ammazzata dalle mafie. Ventuno marzo. Questo a Scafati. Per non dimenticare chi ha dato la vita, per testimoniare contro le organizzazioni criminali, Libera ha organizzato l’iniziativa nelle piazze di tutta italia, e la gente ha risposto. I ragazzi delle scuole, le persone impegnate nelle associazioni, nei sindacati, i cittadini comuni. L’associazione di Don Luigi Ciotti porta avanti il suo ruolo antimafia da anni, recuperando beni confiscati, facendosi portatrice di progetti sociali, raggruppando energie e soprattutto facendo da riferimento. La piazza è quello che serve, in molti casi, per dare segnali.

A questo discorso si aggiunge un principio ben più complicato da sostenere. Riguarda lo schierarsi in ogni momento, parlando quando c’è da parlare, denunciando nei casi più difficili, rischiando. Significa intervenire in un litigio, riferire cose scomode. Non stare zitti. Rinunciare ai favori, agli accordi non trasparenti, alle piccole illegalità che sedimentano fino a diventare macroscopiche. E i comportamenti diventano normali. Si comincia con il capo chino davanti alle offese contro i deboli e si arriva alla paura che porta a farsi i fatti propri. Quando si conosce un nome o una circostanza. Quando non si ricorre all’autorità giudiziaria. Quando si salta una fila, o si chiede un favore per un lavoro.

 

Chi fa la spia è indegno o è un buon cittadino? Il pescatore di De Andrè è l’idea romantica che affascina e ammicca. Lo stato canaglia, l’assassino e l'anarchia, che ci può stare. Ma se non credo nei partiti, e non ci credo, la politica riguarda qualunque cosa si fa nella propria esistenza in rapporto agli altri, a cominciare...

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Saleincorpo ha atteso qualche giorno prima di ricordare Aldo Moro, rapito quarant'anni fa e, dopo quasi due mesi di prigionia, trucidato dalla Brigate rosse. Quei giorni li ricordo bene. Venivo dal movimento, avevo aderito a Lotta Continua e navigavo, come tanti d'altronde, in quel confuso arcipelago definito sinistra extraparlamentare. 

In quella realtà dominavano due sentimenti: un odio profondo verso la Dc e il suo "sistema di potere" e un ricorso diffuso alla violenza. Ben prima del sequestro Moro ricordo che c'erano chiare avvisaglie di quello che sarebbe poi accaduto in alcune frange del movimento. Ho conosciuto qualcuno che si è armato ed è entrato in clandestinità. Altri, fortunatamente la maggioranza, si sono fermati.

Non ho mai creduto che dietro alle Br ci fossero gli interessi di potenze straniere. Certo, agli americani non poteva piacere un governo con l'a...

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Piero De Luca

Piero De Luca, figlio del governatore Enzo, ha un'immagine rassicurante: bello, elegante, colto, o quantomeno acculturato, gentile. Dopo la scoppola presa dal Pd, quindi, da lui ci saremmo aspettati un'analisi serena del voto e, perché no, un po' di sana autocritica. Invece niente di tutto ciò.

Quando ha avuto la certezza di essere stato eletto alla Camera ha convocato una conferenza stampa o, per meglio dire, un comizio a inviti. Infatti i giornalisti non potevano fare domande. Un collega che ci ha provato è stato allontanato dalla sicurezza. Non contento ha parlato della brutale aggressione di cui è stata fatta oggetto la sua famiglia e, infine, ha sostenuto che il flop del suo partito è stato determinato da fattori nazionali.

De Luca Piero non ha capito niente o, peggio ancora, fa finta di non capire. Il voto ha dato un duro colpo a quel sistema di potere che ha governato Salerno per decenni. Dire che De Luca Vincenzo abbia sbagliato tutto sarebbe ingeneroso e, soprattutto, falso. In un paese dove i giovani vivono una precarietà terribile, però, vedere che un figliolo del governatore va a fare l'assessore nella giunta dell'inutile sindaco Napoli e un altro il candidato alla Camera è un po' troppo. Si chiama cooptazione.

Nel vecchio Pci, e De Luca padre lo sa bene, i dirigenti venivano dalla gavetta, avevano gestito le sezioni, parlavano con la gente, intercettavano le esigenze di chi poco aveva e sperava in una vita migliore. Era la grande speranza che viveva a sinistra e dava forza alla sinistra. Con tutta la buona volontà non riusciamo a capire Piero De Luca cosa possa c'entrare con tutto ciò.

Infine c'è solo da sperare che qualcuno capisca la lezione e inizi una vera rifondazione. E i De Luca stanno già dimostrando che non potran...

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Non vado a votare. Spesso chi si astiene lo fa per protesta o disinteresse. C'è, però, il non voto critico, meditato. Personalmente ho fatto una scelta ponderata che, naturalmente, può essere condivisa o meno.

In primo luogo, negli ultimi giorni, ho studiato con attenzione il sistema elettorale. Secondo me si tratta di un compromesso al ribasso che, alla fine, può causare ingovernabilità e garantire l'elezione di uomini scelti solo dai partiti. Un papocchio, insomma, da cambiare subito. Poi ci sono i candidati e le coalizioni. Ho letto con cura le ricette per l'Italia prossima ventura e, francamente, non mi hanno convinto. Evito di scendere in particolari per non tediare nessuno, ma faccio unicamente un esempio.

Sul terreno, minato, della presenza straniera ho assistito solo a tristi e insulse speculazioni, rigidamente bipartisan. E, purtroppo, è tornata la violenza di...

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"Al di là di ogni altra considerazione morale, religiosa o sanitaria, dal punto di vista del contrasto alla criminalità la guerra alle droghe (basata sul proibizionismo) si è per ora conclusa con un enorme vantaggio dei criminali e dei mafiosi e con una occupazione impressionante dell'economia legale e finanziaria". Lo scrivono Isaia Sales e Simona Melorio nel saggio "Le mafie nell'economia globale", pubblicato da Guida. Ci affideremo in gran parte a questo testo per un ragionamento sulle droghe.

Chi spaccia e consuma, spesso a due passi da noi, è complice di questo sistema. Qualche dato può dare l'idea della vastità del fenomeno. "Il traffico di droga equivale al 14 per cento del totale delle esportazioni agricole e supera le esportazioni mondiali di minerali grezzi". La droga rappresenta il venti per cento del Pil messicano. E si potrebbe andare avanti con dati terrificanti....

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Pasquale Aliberti (Foto di Luigi Pepe)

Dopo 24 giorni di carcere l'ex sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti, accusato di collusioni con la camorra, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Inizialmente aveva chiesto di potere andare nella sua casa al mare, a Praia. Ma, secondo i giudici, visto che anche lì è molto conosciuto, poteva, magari, inquinare le prove.

Alla fine, e siamo al paradosso, ha ottenuto gli arresti domiciliari a Roccaraso. Ha preso in fitto una abitazione. Può andare in montagna perché è un posto che non ha frequentato in passato. Ci sarebbe da ridere, se non fosse per il fatto che qui si parla della vita di un uomo innocente fino a prova contraria. 

Nel frattempo, come se non bastasse, si è fatto qualche altro giorno di galera perché non era disponibile il braccialetto elettronico. Durante la carcerazione risulta che sia stato sentito solo una volta dal magistrato e, come già accaduto in pas...

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