info@saleincorpo.it
Testata registrata presso il tribunale di Nocera Inferiore n.86 del 13/02/2017.
Direttore responsabile Alfonso Tramontano Guerritore / Editore Carlo Meoli. Questo sito non riceve contributi da enti pubblici. Sostieni Saleincorpo, sito indipendente. Puoi farlo versando un contributo a piacere e su base annua sul c/c bancario IT72E3253203200006575211933 intestato a Carlo Meoli. Causale Sostengo Saleincorpo. Grazie.
Code & Graphic by iLab Solutions
Ultimo aggiornamento il 18/06/2024

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/853

Michele Bertuzzi

Cosa ha spinto Michele a lasciare Mortara, un paesino di 15mila abitanti in provincia di Pavia, per vivere a Boston, negli Stati Uniti? Delusione, determinazione, ambizione. “Ero stanco di fare stage che non portavano ad assunzioni. Non trovavo sbocco nel settore che più mi competeva e in quello per cui avevo studiato: lo sport”. Dopo sette anni negli Usa, oggi Michele ricopre il ruolo di direttore organizzativo e tecnico di una Youth Academy di calcio con più di 3.000 bambini. E sogna in grande.

 

Michele Bertuzzi, 33 anni, ha completato la sua formazione con un master in Sport e Management all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dopo aver ottenuto una laurea in Comunicazione e Marketing alla Statale di Milano. Fin da quando ha 18 anni la sua passione è allenare bambini nelle società della zona, tra Vigevano e Pavia, con un rimborso spese a volte di 300 euro, con cui non poteva vivere, “ovviamente”. È il gennaio del 2017 quando arriva la decisione di lasciare il Paese. “Ho provato a cercare lavoro nel mio settore per tre, quattro mesi”, ricorda al fattoquotidiano.it. Amareggiato dai pochi annunci e dalle centinaia di mail senza risposta, Michele decide di contattare un ex collega di master, che nel frattempo aveva lasciato la sua città natale (Treviso), per intraprendere un’esperienza lavorativa negli Usa, a Boston. Il primo colloquio è stato superato. Da lì, un weekend di formazione in Inghilterra, l’attesa per l’approvazione del visto, l’adrenalina che saliva e il volo in direzione Stati Uniti. Era il giugno del 2017. “Come si dice, il potere del networking”, sorride lui. Per tre anni, così, Michele lavora a Boston in un club dilettantistico, il Global Premier Soccer, allora l’unico partner ufficiale del Bayern Monaco in Nord America. Tra partite, t...

Continua a leggere

“Non vogliamo un rappresentante d’istituto finito agli arresti domiciliari per una rissa”. A chiedere di destituire il compagno di scuola dalla sua carica istituzionale è un gruppo di allievi di una scuola superiore di Salerno. La lettera aperta (intitolata Cave canem, “attenti al cane”) non è firmata, ma è stata inviata alla preside. Il rappresentante d’istituto è accusato di essere stato tra i protagonisti di una rissa avvenuta in città, nella notte tra il 9 e il 10 luglio 2022. Un episodio che il gip nella sua ordinanza ha definito “una spedizione punitiva” compiuta da 16 ragazzi che hanno massacrato con calci e pugni alcuni coetanei che si erano permessi di dire al fratello del “capobranco” di scendere da un motorino che non gli apparteneva. I due gruppi si erano fronteggiati in piazza Gloriosi a Torrione (un quartiere di Salerno), scatenando una rissa nel corso della Notte Bianca...

Continua a leggere

Guglielmo Scarlato

 Calenda, promuovendo in modo rabbioso la fiaccolata sull’ inquietante scomparsa di Navalny, è uscito dal cono d’ ombra che lo copriva da un po’ di tempo. Salvini, manifestando insolita prudenza, aspetta, per pronunciarsi sulle cause del decesso del dissidente, le indagini di giudici e medici russi. L’Unione Europea bacchetta Salvini, rammentandogli la sottoscrizione di un documento comune da parte di tutti e 27 i membri dell’Unione stessa. 

La Meloni resta sulle posizioni di fedeltà atlantica e rigore europeista che le sono imposte dalla posizione di vertice dell’Esecutivo. Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, house organ del Movimento Cinque Stelle, si avventura in un’acrobatica assimilazione tra il caso Navalny e il caso Assange.

Lancia un’intemerata contro l’apparato politico- militare americano reo, a suo dire, di ricorrere a metodi non dissimili da quelli putiniani, godendo, per questo, dell’indulgenza compiacente di una stampa occidentale addomesticata. In Italia e in tutto l’occidente esiste una fetta di opinione pubblica, che corrisponde ad una fetta di elettorato, che non ama gli Stati Uniti. Ne disprezza la cultura (che ha mescolato e fuso le diverse culture accolte nella “Terra delle opportunità”). Ne disprezza i valori, che ritiene imperniati su di un relativismo etico che considera a volte ipocrita, a volte permissivo. Ne disprezza le iniziative da gendarme del mondo che ritiene espressione di una vocazione imperialista. Questa stessa fetta di opinione pubblica ammira la retorica conservatrice e nazionalista di Putin e resta attratta dalla mitologia dell’uomo forte che egli interpreta da attore consumato.

Il tradizionalismo italiano nazionalista e conservatore viene vellicato da Salvini per tesaurizzarne gli effetti ai fini...

Continua a leggere

Presentiamo un appuntamento per il sostegno al popolo palestinese confidando in una ampia partecipazione.

Continua a leggere

La città di New York ha intentato una causa contro tre giganti dei social media: TikTok, Facebook e YouTube. L’accusa è di aver contribuito alla crisi della salute mentale tra bambini e ragazzi, sfruttando la loro vulnerabilità per creare dipendenza dalle loro piattaforme. La causa, presentata dal sindaco Eric Adams, ricalca un’azione legale simile intentata in California nel 2022. Nel mirino, le strategie di marketing aggressive e i sistemi di algoritmi che, secondo la denuncia, “attirano, catturano e creano dipendenza nei giovani”, esponendoli a contenuti dannosi.

“Negli ultimi dieci anni,” ha dichiarato Adams, “abbiamo assistito a un crescente impatto negativo del mondo online sui nostri figli. Un flusso continuo di contenuti dannosi alimenta la crisi nazionale della salute mentale dei giovani.” Oltre al Comune di New York, figurano come querelanti anche il distretto scolas...

Continua a leggere

Mentre il Napoli campione d’Italia perde anche a San Siro contro il Milan, presenta l’ennesima formazione sconclusionata frutto di un cambio tecnico in corsa e di un mercato schizofrenico, sprofonda al nono posto in classifica, a -7 dalla qualificazione in Champions vitale per qualsiasi club, Aurelio De Laurentiis parla. Anzi, straparla: parolacce, insulti, gaffe. I deliri di un uomo solo al comando di una squadra (anzi due, se consideriamo pure il Bari in Serie B) devastata dal suo protagonismo.

La disastrosa stagione del Napoli – passato in pochi mesi da essere la corazzata che dominava il campionato a modesta compagine di centro classifica – non è più una notizia, è stata già oggetto di numerose puntate e discussioni. La novità adesso sono le divagazioni di De Laurentiis, che si ripetono ormai a cadenza quasi settimanale nella forma di conferenze stampa, interviste, dichiar...

Continua a leggere