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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/623

Enrico Fierro

Non sta a noi spiegare cosa è stato per il giornalismo italiano Enrico Fierro morto ieri a 69 anni. Possiamo, molto più modestamente, riproporre qui un pezzo che scrisse un paio di anni fa per Saleincorpo. Il "professore" raccontava la sua esperienza del sisma del 1980. La sua penna e la sua passione ci mancheranno.

 

Dov’ero, cosa stavo facendo quella sera? E’ una domanda che mi pongo sempre da quel 23 novembre del 1980, 39 anni fa. Cerco di non perdere la memoria, soprattutto quella dei particolari. Ricordo tutto, come chi ha vissuto un evento straordinario della vita. Come chi ha visto in faccia la guerra e la morte. Perché quello è stato il terremoto che la sera del 23 novembre 1980 colpì l’Irpinia, Napoli, il Salernitano, l’osso malato del Sud fino alla Basilicata. Una guerra con i morti, 2914, i feriti, 9mila, gli sfollati, 280mila, ma senza un nemico che ti bombarda. Un nemico invisibile, che però c’era.

Con facce e corpi. La classe politica che dei paesi dell’interno se ne era strafottuta. Onorevoli, consiglieri regionali, sindaci che cianciavano di sviluppo e di industrie, così, a vuoto, ma che non curavano le mura fradice di quei poveri paesini. La vita di quelle anime trattate sempre come clienti da usare il giorno del voto, e basta. Uomini, donne e ragazzi senza diritti, neppure quello di vivere. La ricordo quella sera preceduta, ad Avellino, la città dove vivevo, da una giornata di sole. Ricordo finanche come ero vestito. Bene, perché dovevo uscire con una bella ragazza. Stavamo andando a Salerno, quando sul raccordo autostradale l’asfalto cominciò a tremare. Erano le sette e mezzo di sera. Ricordo l’inversione di marcia, la paura e il ritorno ad Avellino. La città, avvolta da una strana nebbia, appariva spettrale. Macerie, case c...

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Il pm Gratteri

Non si spegne la polemica sul decreto legislativo “sulla presunzione di innocenza” approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, che impone pesanti restrizioni alla comunicazione giudiziaria, prevedendo – tra le altre cose – che “la diffusione di informazioni sui procedimenti penali” sia consentita “solo quando è strettamente necessaria per la prosecuzione delle indagini” e che le conferenze stampa dei procuratori capi possano tenersi solo “nei casi di particolare rilevanza pubblica dei fatti”, oltre al divieto di “indicare, nelle dichiarazioni pubbliche, indagati e imputati come colpevoli prima della condanna definitiva” a pena di pubblica ammenda e richieste di risarcimento danni. L’ultimo a intervenire è stato il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, in occasione della prima sentenza del maxi-processo Rinascita-Scott con 70 condanne inflitte in rito abbreviato: “Settanta presu...

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Rosario Fina

“Il 30 ottobre 2002 sbarcavo a Helsinki, con una valigia, una stanza in uno studentato per qualche settimana, nessun lavoro, un amico stagista, l’aiutino dei miei genitori (poca roba in un paese piuttosto costoso, ma pur sempre un prezioso aiuto)”. Rosario Fina ha 46 anni, è originario di Battipaglia e vive tra Tampere e Helsinki: è il primo preside italiano in una scuola finlandese. “L’Italia è la mia casa – sorride – ma poi arriva il punto in cui separarsi è naturale, giusto e anche doveroso verso se stessi”.

Una solida certezza del percorso accademico di Rosario è stata lo studio della lingua e della letteratura finlandesi: “In quello ho sempre eccelso, sia per voti che per tempistica, senza perdere mai un colpo”, ricorda al fatto.it. Nel 2002, a pochi mesi dalla laurea, Rosario arriva in Finlandia per concludere le sue ricerche e completare la tesi. Ci resterà per quasi 20 anni. “In Finlandia sono stato accolto bene. Questo non significa che sia sempre stato tutto rose e fiori, o che non ci siano mai state difficoltà – spiega –. La Finlandia mi ha dato opportunità, non gratuite messe lì su un vassoio, ma di poter crescere, di poter fare delle cose importanti. Il lavoro duro, costante e programmato, da queste parti viene ripagato”.

Oggi Rosario lavora a Ruovesi, una piccola comunità immersa nel verde, circondata da un parco nazionale: tre campi sportivi, biblioteca comunale, le aule di musica, disegno, i laboratori per le scienze, le cucine per l’economia domestica, il palaghiaccio aperto alla scuola per gli sport invernali e la natura che è un’espansione delle aule. Dopo anni di studio, nonostante già due titoli e l’abilitazione all’insegnamento in Finlandia in tasca, Rosario si è iscritto al percorso accademico per diventare dirigente scolastico....

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Chiara Senti

Ha lasciato un posto a tempo indeterminato nella sanità pubblica, accettando l’offerta di un dottorato di ricerca in Belgio, e si è trasferita a Bruxelles. “Ma mi sono ritrovata a fare ciò che facevo in Italia”, dice al ilfattoquotidiano.it Chiara Senti, ventinovenne di Castell’Arquato (Piacenza), una laurea a Brescia in Biotecnologie mediche. “Ho scoperto troppo tardi che ero finita lì solamente perché c’era da coprire un posto da laboratorista. Se l’avessi saputo prima…”. Se l’avesse saputo prima, Chiara non avrebbe mai lasciato l’Italia. E così, due anni dopo, ha scelto di tornare. Perché non è tutto rosa e fiori quello offre l’estero, anzi. “Non hanno manifestato interesse per il mio progetto in campo oncologico – confida Chiara -. Per due anni, per via della cattiva gestione del mio progetto, il lavoro assegnatomi è stato fare il tecnico di laboratorio per seguire progettualità d...

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L’UE ha deciso di bloccare momentaneamente la somma di 20,7 milioni di euro destinati alle operazioni dell’Organizzazione nel Paese dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta esterna che su incarico dell’OMS ha svolto le indagini sugli abusi sessuali commessi da operatori dell’agenzia ONU e di alcune ONG.

Gli episodi si riferiscono al tempo dell’epidemia di ebola 2018-2020 nella Repubblica Democratica del Congo. La commissione UE ha però sottolineato che la drastica decisione non concerne gli aiuti riservati ad attività in altre nazioni.

Il provvedimento dell’UE è stato comunicato all’OMS il 7 ottobre scorso, ma è stato reso noto solamente pochi giorni fa. Finora i vertici dell’Agenzia dell’ONU con sede ha Ginevra non hanno rilasciato nessun commento.Intanto la settimana scorsa l’OMS ha pubblicato il suo piano per prevenire ulteriori comportamenti...

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Alessandro Zan

Ormai la storia patria ci ha insegnato che per affermare i diritti della persona non è dal Parlamento che dobbiamo aspettarci le risposte già mature nella società. Così è stato per la storica battaglia sul divorzio e per quella altrettanto importante sull’aborto, così potrebbe essere domani sull’eutanasia e sulla cannabis.Ogni volta che si ponevano in discussione domande di senso sulla vita, il paese reale testimoniava di essere più moderno e civile della politica che presumeva di rappresentarlo. Facendo emergere nelle battaglie di libertà e di autodeterminazione, l’arretratezza, l’ipocrisia, la lontananza del Parlamento dal Paese.

Se anziché i deputati e i senatori, fossimo stati chiamati noi cittadini a votare sulla legge del senatore Alessandro Zan, contro la barbarie di aizzare l’odio verso le persone omosessuali o transessuali, è sicuro che avremmo avuto una risposta di c...

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