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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/796

Senza il Pnrr, oggi parleremmo di un Mezzogiorno già in recessione. Ma anche con l’aiuto del Piano di ripresa e resilienza, il Sud resta ingabbiato tra una crescita lenta, il divario con il Centro-Nord che tornerà ad allargarsi già nel 2025, l’aumento già in atto della povertà – soprattutto tra le famiglie con lavoratori – e la costante emigrazione dei laureati. E come avviene ormai ogni anno, l’analisi ricorda quanto queste evidenze siano sottovalutate. Come ogni anno, l’appuntamento con il rapporto Svimez – l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno – è una drammatica raffica di dati economici e sociali.

La crisi legata all’inflazione ha colpito soprattutto il Meridione, dove ci sono più persone a basso reddito e quindi con un’importante quota di consumi legata a cibo ed energia. Nel 2022, la perdita di reddito disponibile al Sud è stata del 2,9%, quasi due volte e mezzo l’1,2% del Centro-Nord. Nel 2023 è diventata del 2% contro l’1,2% del resto d’Italia. Tra il 2020 e il 2022, i poveri nel Mezzogiorno solo saliti di 250 mila unità, mentre nel Centro-Nord sono calati di 170 mila. L’indigenza ha morso sempre più insistentemente le famiglie di lavoratori: i nuclei con persona di riferimento inquadrata come operaio, infatti, registrano un tasso di povertà al 16%, con 3,3 punti percentuali in più rispetto a due anni prima. La perdita di salario al Sud è stata, tra il secondo trimestre 2021 e quello del 2023, pari al 10,7%.

Se nel 2022 la crescita del Mezzogiorno, rispetto al 2020, è stata in linea con la media Ue – più 3,5% – la previsione del 2023 è ferma allo 0,4%. Quella per il 2024 è stimata in misura quasi pari a quella del resto d’Italia – 0,6% al Sud e 0,7% al Centro-Nord – ma già dal 2025 dovrebbe tornare ad acuirsi la forbice. P...

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Le prenotazioni in molte farmacie arrivano ormai fino a fine di dicembre. E sono sempre di più le persone che si rivolgono ai medici di famiglia per proteggersi dalla nuova variante. Ma a fronte dell’impennata della domanda di vaccinazioni contro il Covid, le somministrazioni languono: dalla fine di settembre sono state poco più di un milione. Tutte dosi Pfizer – l’unico attualmente disponibile – adattato alla variante XBB 1.5, la cosiddetta Kraken, particolarmente contagiosa, anche se fino ad ora clinicamente non molto aggressiva. La circolare del ministero della Salute con le indicazioni per la campagna vaccinale 2023- 2024 risale al 27 settembre. Da allora poco o nulla si è mosso nonostante la raccomandazione per il vaccino a over 60, ospiti delle Rsa, donne in gravidanza, operatori sanitari e fargili.

Che succede? Semplicemente l’approvvigionamento è quasi fermo, strozzato...

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Meno finanziamenti ai giovani ricercatori, meno case e ospedali di comunità, meno asili nido, meno famiglie connesse alla banda ultralarga, meno alta velocità ferroviaria al Sud. Più soldi per le reti idriche e per l’agricoltura, oltre che una dote aggiuntiva per i crediti di imposta alle imprese. E il ripescaggio dei fondi contro il rischio idrogeologico per finanziare la ricostruzione delle aree colpite dalle alluvioni della scorsa primavera. Rispetto alla versione del 2021 il nuovo Pnrr dell’Italia approvato venerdì scorso dalla Commissione europea ha perso per strada una parte degli obiettivi iniziali, sacrificati causa aumento dei costi, scarsa partecipazione ai bandi o cambiamenti delle condizioni di mercato. Non sono passate, nel negoziato con la Ue, alcune delle proposte del governo Meloni: per esempio il Piano non finanzierà la ricerca sui biocarburanti e l’obiettivo di riduzione della propensione all’evasione fiscale è rimasto invariato anche se il ministero dell’Economia aveva auspicato una revisione al ribasso causa “deterioramento della liquidità” delle imprese. Ilfattoquotidiano.it, esaminando la documentazione preparata dalla Commissione Ue, ha messo in fila le principali modifiche apportate alle sei missioni.

Meno risorse per i Comuni – Escono dal Piano, come richiesto dal governo a fine luglio, gli Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni, che valevano 6 miliardi. Si tratta del definanziamento più rilevante. Il governo ha promesso che quei progetti saranno coperti con altre risorse.

Meno asili nido e nuove scuole – Come è noto viene modificato al ribasso il target finale relativo ai nuovi posti in asili nido e scuole dell’infanzia da garantire entro il 2026: cala da 264.480 a ...

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Martedì 28 novembre alle 11, presso il Cinema Sala Roma di Nocera Inferiore, ci sarà la presentazione del libro "Schermi nemici" di Mariangela Palmieri. Il volume è edito da "Mimesis". Oltre all'autrice, interverranno Pasquale Cuofano e Lorenzo Guarnaccia. Modera Pina Esposito.

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Naomi Cabral e Marta Torres. Si chiamano così le due persone trans assassinate in Italia, entrambe a Roma, che, insieme a un’altra donna della quale non è stato possibile identificare l’identità, vanno a comporre il drammatico elenco delle vittime transgender uccise nel mondo in un anno, da ottobre 2022 a novembre 2023. In tutto, sono state 321. In Europa, l’Italia è ancora in vetta tra i paesi in cui si registrano più crimini transfobici.

I numeri e i nomi sono stati diffusi dall’organizzazione internazionale Tgeu, che dal 2005 lavora per tutelare e rafforzare i diritti e il benessere delle persone trans nel mondo. In occasione del TDor, il Transgender day of remembrance, ha reso noti i dati del suo monitoraggio, secondo i quali sono Turchia e Italia i due Paesi dell’area europea in cui si registrano ogni anno più omicidi di persone trans. Inoltre, il 45% delle donne trans as...

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Ogni giovedì, nella piazzetta qui sotto casa, si siedono sulle panchine degli immigrati – solitamente, da quel che intuisco, slavi, in buona parte rumeni. Sono lì perché hanno ritirato il pacco settimanale di generi di conforto dalle suore vincenziane. Di solito hanno un bicchiere di plastica in mano con un caffè caldo e si fermano a chiacchierare tra loro. Generalmente sono persone anziane, apparentemente anche male in arnese, più uomini che donne. Sono gli scarti del sistema.

Il primo, se non erro, ad associare il termine “rifiuto” all’uomo fu Zygmunt Bauman, nel suo Vite di scarto. Secondo l’illustre sociologo era rifiuto colui che non poteva più essere impiegato nel processo produttivo, ma anche chi consumava male perché troppo poco, ma anche il rifugiato, e comunque le vittime del sistema. Similmente Papa Francesco dall’inizio del suo pontificato parlava di “cultura dello...

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