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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Editoriali/623

Più fondi per le assunzioni e sblocco dei tetti di spesa, per recuperare i 70mila posti persi negli ultimi anni tra blocchi del turnover e spending review ed essere pronti a centrare le sfide del Recovery. Il governo e l’Anci hanno siglato venerdì un’intesa per superare alcune delle criticità segnalate dai sindaci direttamente al premier Mario Draghi durante l’assemblea di novembre. E ora esecutivo e maggioranza tradurranno questo accordo in un pacchetto di emendamenti al decreto Recovery, al vaglio della Camera. Al tavolo per chiudere l’intesa a Palazzo Chigi il presidente dei sindaci, Antonio Decaro, i ministri Renato Brunetta, Daniele Franco, Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e il sottosegretario alla Presidenza Roberto Garofoli, oltre ai relatori del provvedimento, Roberto Pella (Fi) e Gian Pietro Dal Moro (Pd), che la prossima settimana presenteranno le proposte ai deputati della commissione Bilancio. Il decreto scade a inizio gennaio ma l’idea è quella di chiudere l’esame nei due rami del Parlamento entro la pausa natalizia, anche per dare certezze agli enti locali, chiamati a gestire circa un terzo delle risorse del Piano. Il governo “risponde al grido di dolore dei sindaci” con una soluzione “rapida e risolutiva” che consentirà di recuperare “in cinque anni i 70.000 posti di lavoro persi dal 2010 negli enti locali e di rafforzare la capacità progettuale di Comuni, Città metropolitane e Province”, commenta il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. “Si volta pagina” rispetto all’epoca “dei tagli, dei tetti e dei vincoli” e si andrà verso una “doverosa iniezione di risorse e competenze”. L’intesa, infatti, oltre a superare il tetto della spesa del 2009 per le assunzioni, prevede anche la creazione di un fondo ad hoc di 30 milioni per consenti...

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L'associazione Futur🌻ama organizza, con il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore, il colloquium su "Quale sanità per la provincia di Salerno". L'appuntamento è per il prossimo venerdì 10 dicembre alle 18,30 presso l'aula consiliare del municipio di Nocera Inferiore. Dopo i saluti del sindaco Manlio Torquato seguiranno gli interventi di Lorenzo Guarnaccia, delegato di Futur🌻ama, Antonio Mirabella e Gianni Iuliano. Presenti per lo staff di Futur🌻ama Vittorio Barrella, Angela Crudele, Giovanni Minardi, Felie Russo e Giada Maria Barrella.

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La partita della missione Salute del Piano nazionale di Ripresa e resilienza è iniziata. Il ministro Roberto Speranza ha inviato alle Regioni il decreto che stanzia in totale oltre 8 miliardi, dei quali 6,5 del Pnrr e 1,5 del fondo complementare. La prima tranche delle risorse previste fino al completamento del piano (nel 2026), che superano i 20 miliardi. E il primo step del programma per rafforzare il servizio sanitario dopo lo choc pandemico. Fase che scommette, prima di tutto, su una nuova medicina territoriale. E poi su digitalizzazione dei Pronto soccorso, nuove apparecchiature e tecnologie, innovazione. Le Regioni avranno tre mesi di tempo, fino al 28 febbraio, per presentare i loro piani operativi, che dovranno riguardare in primo luogo case di comunità e ospedali di comunità. Delle prime dovranno esserne realizzate 1.280, dei secondi 381.

Una novità? Non proprio. Le case di comunità sono un’evoluzione delle case della salute, istituite 14 anni fa, una grande occasione mancata per molte Regioni. L’ha messo impietosamente nero su bianco, alla fine del 2020, un dossier del Servizio studi di Montecitorio. Oggi se ne contano 493. Il 50% è concentrato in Emilia-Romagna e in Toscana, altre 71 sono in Piemonte, 77 in Veneto, 55 in Sicilia, 22 nel Lazio. In otto Regioni sono completamente assenti. Mancano in Lombardia, in Valle d’Aosta, in Abruzzo, nelle province autonome di Trento e Bolzano. Mancano anche in Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Campania. Stessa storia per gli ospedali di comunità, previsti dal Patto per la salute 2014-2016. Ora ce ne sono 163, per un totale di 3.163 posti letto. Ma non sono mai stati realizzati in ben undici Regioni. Il Veneto è avanti (ne ha 69), 46 sono ancora una volta tra Emilia-Romagna e Toscana, 20 in Lombardia, 14 nelle Ma...

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Da sinistra Roberto e Vincenzo De Luca

Il sequel del film “Mio figlio professore” a casa del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, potrebbe essere intitolato “I miei figli professori”. Dopo Piero, lo è diventato anche Roberto. L’ex assessore al Bilancio della prima giunta salernitana di Vincenzo Napoli, ha vinto un concorso da ricercatore dell’Università di Salerno (che ha sede a Fisciano), dipartimento di Scienze aziendali. L’incarico è di tre anni, rinnovabile fino a cinque. I concorrenti erano due. Uno si è ritirato. Trafila non molto diversa da quella di Piero. L’anno scorso, il deputato e vicepresidente del gruppo dem ha vinto un concorso interno per una cattedra di professore associato di Diritto dell’Unione europea all’Università di Cassino. Era l’unico in lizza.

Roberto era già docente a contratto da alcuni mesi in Unisa, nella stessa area didattica in cui presterà servizio da ricercatore. La “promo...

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L’approvazione del piano di riorganizzazione per l’incremento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva. Il varo del piano operativo con i requisiti dei progetti per fornire servizi alle persone vulnerabili. E la relazione sulle azioni per ridurre l’evasione fiscale dovuta all‘omessa fatturazione. Sono alcuni dei 9 “traguardi” non ancora raggiunti tra i 51 previsti per quest’anno dal cronoprogramma del Recovery plan italiano. A fare il punto, in attesa della Relazione al Parlamento attesa a giorni, è stato il Servizio studi del Senato, che in un corposo documento aggiornato al 18 novembre ha messo in fila tutti gli investimenti e le riforme del Pnrr italiano e lo stato di attuazione raggiunto finora dal governo Draghi. Servizio prezioso visto che ad oggi, come Openpolis fa notare da mesi, il governo non ha messo a disposizione della società civile gli open data necessari p...

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Vincenzo De Luca

Parrebbe ancora gravitare nella galassia del Sistema Salerno, e al grumo di potere che ruota intorno al governatore Vincenzo De Luca, Mario Del Mese, l’imprenditore salernitano arrestato l’altroieri dalla Procura di Benevento con accuse di corruzione su alcuni appalti pubblici. L’ex deus ex machina della Ifil, la società che spillava consulenze al Comune di Salerno e poi finita in bancarotta (vicenda per la quale è tuttora sotto processo il deputato dem Piero De Luca) è al centro di una intercettazione tra due suoi coindagati, il sindaco di Buonalbergo, Michelantonio Panarese, e il professionista Nicola Laudato. È il 23 ottobre 2019.

Panarese dice a Laudato: “È che Mario è rappresentato dalla Regione e ci ha portato il finanziamento… (…) lo paghiamo…. (…) perché loro a livello politico ci minacciano”. Secondo il Gip la telefonata dimostra che Del Mese andava premiato nell’ambi...

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