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Ultimo aggiornamento il 26/02/2021

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Un'idea di Carlo Meoli

Ci sono fatti e luoghi che diventano simboli di una certa politica costruita sulle clientele e sulle prove di forza dall’odore criminale. Fatti e luoghi che poi tracimano nella cronaca giudiziaria. Nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2019 a Capaccio Paestum succede qualcosa del genere, qualcosa che diventa uno di quei simboli. Si è appena concluso lo spoglio del ballottaggio che ha decretato l’elezione di Franco Alfieri a sindaco. Alfieri è l’uomo simbolo del ‘patto delle fritture di pesce’ teorizzato dal governatore Pd Vincenzo De Luca per pompare voti a favore delle riforme di Matteo Renzi. E’ già stato capo della segreteria di De Luca ed è tuttora consigliere del presidente della Campania per i progetti del Masterplan. Un corteo di cinque ambulanze attraversa via Magna Graecia a sirene spiegate per festeggiare. Si ferma davanti al comitato elettorale di Alfieri. Spuntano le bottiglie di champagne. Si esulta. Alla guida di una di quelle ambulanze c’è Roberto Squecco, un chiacchierato imprenditore locale, re delle pompe funebri e dei servizi del 118 e del trasporto infermi, una condanna passata in giudicato con una sentenza che lo bolla come uomo del clan Marandino al termine di un processo su una tentata estorsione a un concorrente dei servizi funerari. Squecco che organizza il corteo non meraviglia. Le ambulanze sono sue, sono delle onlus a lui riconducibili. E poi sua moglie, Stefania Nobili, con la quale continua a dividere qualche affare, è stata eletta consigliere comunale con 348 preferenze in una lista di Alfieri.

Qualcuno si lamenta, sottolinea che le ambulanze che festeggiano nella notte sono state sottratte ai servizi di emergenza del territorio. Se un anziano si fosse sentito male, se un cittadino si fosse ferito in un incidente stradale? Doveva aspettare la fine dei brindisi? Il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra (M5s) firma una denuncia sul caso. E al Fatto quotidiano dichiara: “Quelle sirene spiegate sono un messaggio in codice mafioso”. Un anno e mezzo dopo, il pm Francesca Fittipaldi della Dda di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli chiede e ottiene l’arresto di Squecco, di Nobili e di altri otto coindagati per una sfilza di reati finanziari, di riciclaggio e autoriciclaggio intorno alla gestione delle aziende e delle onlus riconducibili all’imprenditore. Che vengono sequestrate. Tra le quali un terreno in Romania, primo caso di applicazione di un regolamento Ue che stabilisce il riconoscimento immediato dei provvedimenti di sequestro e confisca dei beni mafiosi nei paesi dell’Unione: Squecco stava investendo lì in un’azienda casearia. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Gerardina Romaniello si spiega che le indagini sono partite da quel carosello di ambulanze.

Presidente Morra, cosa insegna quel che è avvenuto a Capaccio Paestum?

Insegna che tutti quanti possiamo essere attori di giustizia.

Si riferisce alla sua denuncia?

Sì, in seguito alla quale si sono avviate indagini sfociate in arresti e sequestri per la bellezza di 16 milioni di euro. Con l’applicazione del nuovo regolamento europeo si è potuto effettuare un sequestro immediato in un altro stato dell’Ue. Una bomba.

Perché è una bomba?

Finalmente con l’applicazione di questo regolamento i beni che le consorterie mafiose trasferiscono beatamente nell’Ue potranno essere agevolmente aggrediti e restituiti alla collettività nonostante i raffinati sistemi di riciclaggio messi in piedi per nasconderli in Germania, in Romania, in Irlanda, in Spagna o chissà dove.

Lei disse che il carosello di ambulanze di Squecco fu un messaggio in codice mafioso.

Le mafie hanno sempre cercato di acquisire consenso all’interno di comunità in cui dovevano rappresentare il punto di riferimento per la soddisfazione dei bisogni del cittadino. Cittadino che dalle stesse mafie veniva trasformato in suddito. Questo evidentissimo costume kitch di usare mezzi che dovevano invece essere gelosamente conservati per poter essere eventualmente adoperati per i bisogni di emergenza della popolazione di Capaccio e dintorni, rappresentava in chiave mafiosa il segnale di una volontà di potenza. Significava dire ‘a noi non ci ferma nessuno’. Oppure, come il Marchese del Grillo: ‘Io so’ io, e voi…”.

Quel corteo fu documentato dai video pubblicati sulle principali testate. Video poi acquisiti dagli investigatori della Procura. Si disse e si scrisse moltissimo di questa vicenda.

Quei video colpirono la mia attenzione. Però mi domando se i tanti articoli pubblicati abbiano tradotto queste letture in esposti, denunce che potessero consentire agli inquirenti di avviare le indagini.

Tra i capi di imputazione dell’ordinanza del Gip si legge che Squecco fu un “sostenitore di Alfieri e di Nobili Stefania”, la sua ex moglie, consigliere comunale eletta in una lista del sindaco.

Questioni di opportunità suggerirebbero a De Luca, a fronte delle frequentazioni passate di Alfieri con Squecco e consorte, di valutare con maggiore prudenza se continuare ad assegnare al sindaco di Paestum la gestione di importanti fondi regionali.

Presidente Morra, lei fece a De Luca lo stesso invito nel giugno 2019. All’epoca Alfieri era consigliere di De Luca per i fondi dell’agricoltura. E’ stato confermato tra i consiglieri del governatore, stavolta con la delega ai progetti del Masterplan.

La questione allora andrebbe rivolta alla forza politica di cui De Luca è espressione. A meno che la forza politica in questione non sia completamente assoggettata alla volontà e, aggiungerei, all’arbitrio del governatore.

La forza politica di cui lei parla è il Pd. Nel giugno 2019 era all’opposizione del governo M5s-Lega. Ora è alleata di governo dei Cinque Stelle.

Lei ha fatto bene a sottolinearlo. La mia risposta non può che essere una e una sola: io sono tenuto a far applicare le legge. È da sempre la mia posizione e non solo per il ruolo che ricopro. Bisogna avere sempre fermezza su questi temi.

Sottolineavamo la circostanza perché il governatore De Luca è contrario all’alleanza Pd-M5s nei grandi comuni della Campania chiamati al voto, a cominciare da Napoli.

Io di queste cose non mi occupo. Però ci tengo a dire che, nella funzione che svolgo, richiamo tutti a 360 gradi al rispetto delle leggi e delle norme. Se qualcuno volesse violarla, può farlo, ma sapendo che dovrebbe anche autodenunciarsi per essere sanzionato. Il mio è solo un invito affettuoso ma forte verso la presidenza della Regione Campania affinché intervenga prima che debba intervenire la magistratura.

In che senso?

Non è da escludere che questo quadro configuri tra qualche mese ulteriori indagini per voto di scambio (Squecco compariva come coindagato su un decreto di perquisizione di Alfieri con accuse di 416 ter e concussione risalente al maggio 2019, ndr). E se queste indagini riguardassero ipotesi di voto di scambio politico mafioso, sarebbe ancora più devastante. Io vorrei escludere a priori questo. Ma chiunque sia a governare la cosa pubblica, deve usare particolare attenzione affinché non si avvicini a soggetti che abbiano frequentazioni quantomeno disdicevoli.

(Dal Fatto).