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Ultimo aggiornamento il 13/12/2019

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Un'idea di Carlo Meoli

Pubblichiamo un pezzo di Antonio Padellaro apparso oggi sul "Fatto". L'autore si chiede se è possibile che maggioranza e opposizione facciano scelte condivise quando si tratta di difendere il "bene comune".  Padellaro fa gli esempi di Venezia ed ex Ilva. Chiede ai partiti di fare un passo indietro rispetto agli interessi di parte per il bene del Paese. Condividiamo in toto l'appello del giornalista. In una democrazia matura sarebbe normale. Ma da noi dovremmo trasformare l'eccezione in una regola. Speriamo che accada. A seguire il testo.

 

“Con Conte sempre più giù e Salvini sempre più su, a un passo e mezzo da Palazzo Chigi, che senso ha proporre un ‘tavolo’ alla maggioranza sui nodi più intricati del Paese? Secondo Giorgetti ha senso, perché ‘non si governa sulle macerie’”.

Francesco Verderami, “Corriere della Sera”, 16 novembre

Sere fa, dopo un vivace scambio di opinioni, Lilli Gruber ha chiesto a Giorgia Meloni se avrebbe votato il provvedimento del governo sugli asili nido gratis per le famiglie con reddito medio basso. Potremmo votarlo, ha concesso la leader di Fratelli d’Italia ricordando di avere proposto nel gennaio 2018, ma senza esito alcuno, una misura analoga e in più l’apertura degli asili fino alla sera per favorire la madri che lavorano. Una risposta che ci ha rinfrancati perché nel Paese del partito preso l’opposizione che concorda su una misura del governo è merce rarissima, quasi introvabile. Soprattutto se l’apertura viene da chi come la Meloni chiede le dimissioni del Conte bis e il ritorno immediato alle urne un giorno sì e l’altro pure.

Poi leggiamo la proposta del leghista Giancarlo Giorgetti (un tempo considerato assai vicino a Matteo Salvini, oggi molto di meno) e siamo colti da un’idea stravagante. Non sarebbe cosa buona e giusta (oltre che rivoluzionaria) se da una parte chi governa e dall’altra chi si oppone, pur continuando a darsele di santa ragione, stabilissero una zona franca del “bene comune”? Un perimetro all’interno del quale concordare misure sulle questioni vitali della collettività, prive di colore politico ma la cui soluzione va ricercata nell’interesse dei cittadini e in quello della nazione? Per esempio: la battaglia legale e politica contro ArcelorMittal che non solo rifiuta di rispettare gli accordi pattuiti ma che minaccia di “spegnere” l’acciaieria di Taranto e di mettere sul lastrico ventimila famiglie? Per esempio: tutte le misure necessarie ad aiutare Venezia e i veneziani, nell’emergenza del momento e per cercare di mettere al sicuro un patrimonio planetario?

Quando la casa brucia non ti chiedi certo come la pensa chi ti aiuta a spegnere l’incendio, diceva la vecchia politica. Perle di saggezza che abbiamo ritrovato nelle parole di Giorgetti che nel tracciare un quadro drammatico sul presente e l’immediato futuro (le imprese che faticano a esportare, lo spread che risale, miliardi di obbligazioni delle più grandi aziende pubbliche in scadenza) si domanda a cosa serva una vittoria elettorale del centrodestra se intanto “viene giù tutto”. In fondo, aggiunge, alla Lega converrebbe mostrare senso di responsabilità per conquistare il centro della politica. Se non fosse che il centro della politica è attualmente tenuto in ostaggio dagli odiatori in servizio permanente effettivo, dai leader che concepiscono la politica come annientamento degli avversari e come cannibalismo degli amici che osano dissentire. Infatti, dopo l’appello di Giorgetti troviamo Matteo Salvini che mentre si fa un selfie tra le acque di piazza San Marco fomenta da par suo la disperazione dei veneziani: “Il governo vi fa solo l’elemosina”. Così di colpo l’idea del bene comune da perseguire senza steccati diventa un film fantasy, e anche piuttosto scemo.