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Ultimo aggiornamento il 25/02/2024

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Un'idea di Carlo Meoli

Meno finanziamenti ai giovani ricercatori, meno case e ospedali di comunità, meno asili nido, meno famiglie connesse alla banda ultralarga, meno alta velocità ferroviaria al Sud. Più soldi per le reti idriche e per l’agricoltura, oltre che una dote aggiuntiva per i crediti di imposta alle imprese. E il ripescaggio dei fondi contro il rischio idrogeologico per finanziare la ricostruzione delle aree colpite dalle alluvioni della scorsa primavera. Rispetto alla versione del 2021 il nuovo Pnrr dell’Italia approvato venerdì scorso dalla Commissione europea ha perso per strada una parte degli obiettivi iniziali, sacrificati causa aumento dei costi, scarsa partecipazione ai bandi o cambiamenti delle condizioni di mercato. Non sono passate, nel negoziato con la Ue, alcune delle proposte del governo Meloni: per esempio il Piano non finanzierà la ricerca sui biocarburanti e l’obiettivo di riduzione della propensione all’evasione fiscale è rimasto invariato anche se il ministero dell’Economia aveva auspicato una revisione al ribasso causa “deterioramento della liquidità” delle imprese. Ilfattoquotidiano.it, esaminando la documentazione preparata dalla Commissione Ue, ha messo in fila le principali modifiche apportate alle sei missioni.

Meno risorse per i Comuni – Escono dal Piano, come richiesto dal governo a fine luglio, gli Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni, che valevano 6 miliardi. Si tratta del definanziamento più rilevante. Il governo ha promesso che quei progetti saranno coperti con altre risorse.

Meno asili nido e nuove scuole – Come è noto viene modificato al ribasso il target finale relativo ai nuovi posti in asili nido e scuole dell’infanzia da garantire entro il 2026: cala da 264.480 a 150.480. Ma le tabelle del cronoprogramma aggiornato mostrano anche una riduzione degli obiettivi di sostituzione di parte del patrimonio edilizio scolastico obsoleto con “strutture sicure, moderne, inclusive e sostenibili”: le nuove scuole dovevano essere 195, invece ci si fermerà a 166 a causa dell’aumento dei costi delle materie prime. La messa in sicurezza e riqualificazione delle scuole, a sua volta, riguarderà 2,6 milioni di metri quadri di edifici a fronte dei 2,78 milioni previsti finora.

Meno finanziamenti ai giovani ricercatori – Scendono da 2.100 a 850 i giovani ricercatori le cui attività di ricerca saranno supportate con finanziamenti pubblici anche per trattenerli in Italia. Il ministero aveva rilevato “un basso tasso di adesione da parte dei soggetti proponenti”. Per quanto riguarda le borse di studio per l’accesso all’università viene notevolmente ridotto l’obiettivo numerico: il cronoprogramma iniziale prevedeva che fossero 300mila nel 2023 e almeno 336mila nel 2024, la nuova versione ne prevede solo 55mila. Confermato l’aumento di 700 euro in media per tener conto dell’inflazione.

Fuori gli impianti off shore – Fuori dal Pnrr anche il progetto da 675 milioni per lo sviluppo di impianti eolici galleggianti e fotovoltaici galleggianti per la produzione di energia elettrica da parte di enti pubblici, autorità portuali e imprese.

Alluvioni e rischio idrogeologico – Gli 1,2 miliardi inizialmente destinati a Misure per la gestione del rischio di alluvione e per la riduzione di quello idrogeologico saranno utilizzati per gli interventi individuati dal commissario alla ricostruzione per i territori di Emilia Romagna, Toscana e Marche colpiti dalle inondazioni della scorsa primavera.

Banda ultralarga e 5G – Il Piano Italia a 1 Giga da 6,7 miliardi esce notevolmente ridimensionato: i nuovi indirizzi da connettere con reti ultraveloci entro il 2026 passano da 8,5 milioni a 3,4 milioni. Il governo aveva giustificato la richiesta evidenziando che dopo la stipula delle convenzioni tra Infratel Italia e i soggetti aggiudicatari è emerso come “molti numeri civici messi a gara erano inesistenti, o privi di unità immobiliari, o già connessi con prestazioni pari ad almeno 1 Gbps”. Diminuiscono da 12.279 a 8.700 gli ospedali da dotare di connessioni ad almeno 1 Giga.

Meno ferrovie regionali – Come da attese viene definanziato il collegamento Roma-Pescara (620 milioni): il governo aveva rilevato “ritardi autorizzativi che non consentono il raggiungimento dell’obiettivo”. Il potenziamento delle linee regionali riguarderà 646 km contro i 680 previsti inizialmente. Lo sviluppo del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario riguarderà poi solo 2.785 chilometri di reti contro i 3.400 originari. In compenso viene inserita una nuova misura che prevede il rafforzamento delle linee inter-regionali Milano-Genova, Palermo-Catania (linea storica), Battipaglia-Potenza e Orte-Falconara.

Alta velocità – Tra i grandi progetti infrastrutturali si segnalano le modifiche all’investimento da 4,6 miliardi nell’alta velocità ferroviaria per il Sud sulle linee Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Palermo-Catania: Rfi aveva chiesto di definanziare alcune tratte della Palermo-Catania e riprogrammare le risorse. Il nuovo cronoprogramma prevede la realizzazione di soli 119 km di ferrovie contro i 274 iniziali. Al Nord scendono da 180 a 165 km le linee da costruire sulle direttrici Brescia-Verona-Vicenza-Padova e Liguria-Alpi.

Reti idriche – Vengono rafforzati gli obiettivi di miglioramento della gestione e monitoraggio delle reti idriche: entro il primo trimestre 2026 dovranno essere distrettualizzati 45mila chilometri di rete contro un obiettivo originario di 25mila.

Meno sanità territoriale – L’aumento del costo degli investimenti ha costretto il governo a tagliare il numero delle nuove strutture di sanità territoriale realizzabili con i fondi del Pnrr. Le case della comunità, finanziate con 2 miliardi, saranno solo 1.038 e non 1.350. Le Centrali operative territoriali chiamate a coordinare la presa in carico della persona e fare da raccordo tra servizi e professionisti 480 contro le 600 previste nel 2021. Gli ospedali di comunità, strutture territoriali di ricovero per “interventi sanitari a bassa intensità clinica”, passano da 380 a 307. Ridotto anche, da 109 a 84, il numero di ospedali che saranno sottoposti a interventi di rafforzamento antisismico.

Meno posti in terapia intensiva – Scendono a 5.922, da 7.700, i nuovi posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva da rendere disponibili entro metà 2026. L’incremento rispetto alla situazione pre Covid sarà del 60% e non del 70% previsto.

Sussidi dannosi per l’ambiente – Entro il 2026 l’Italia si impegna a ridurre di 2 miliardi la montagna dei sussidi dannosi per l’ambiente e mettere a punto norme che li taglino di 3,5 miliardi entro il 2030.

Più soldi all’agricoltura – Il governo ha ottenuto l’inserimento di un nuovo investimento da quasi 2 miliardi per il finanziamento dei contratti di filiera per agri-food, pesca, acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo.

Slitta lo stop ai ritardi nei pagamenti – Slitta al 2025 l’obiettivo di far sì che tutta la pubblica amministrazione rispetti l’obiettivo europeo di pagare i fornitori entro 30 giorni e che le autorità sanitarie regionali saldino in 60 giorni. Nella versione iniziale il risultato avrebbe dovuto essere raggiunto già nel 2023.

Servizio civile depotenziato – Nell’ambito del rafforzamento del servizio civile universale l’Italia garantirà di avviare a quell’esperienza almeno 166.670 persone nel quadriennio 2021-2024, contro le 170mila previste nella prima versione. Depotenziato anche il progetto che punta a migliorare l’alfabetizzazione informatica degli italiani attraverso progetti di “facilitazione” e “educazione” al digitale. Scendono da 9.700 a 8.300 i volontari da selezionare nell’arco di tre anni e crolla da 1 milione a 700mila il numero di cittadini da coinvolgere nei progetti. La modifica è stata resa necessaria da “aumenti dei costi”.

Progetto Cinecittà perde pezzi – Il progetto del ministero della Cultura perde pezzi dopo che la Corte dei Conti ha censurato la gestione e rendicontazione delle attività. I nuovi studi da costruire scendono da 13 a 4, accanto al rinnovo di quattro strutture già esistenti.

Caput Mundi dimezzato – Gli interventi per il recupero, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio monumentale di Roma in vista dei grandi eventi turistici riguarderanno solo 100 siti culturali, contro i 200 previsti dalla versione iniziale del Piano.

Fuori i fondi per i beni confiscati – Definanziata la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. “Si prevede di portare a compimento tutti i progetti ammessi a finanziamento ricorrendo a risorse nazionali”, aveva garantito il governo nel piano di rimodulazione.