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Ultimo aggiornamento il 07/08/2022

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Un'idea di Carlo Meoli

Angelo Vassallo voleva denunciare un traffico di droga intorno al porto di Acciaroli e per questo fu ammazzato. E le indagini sulla sua morte furono indirizzate verso soggetti estranei al delitto. Ecco l’accusa contenuta nel decreto di perquisizione eseguito stamane dai carabinieri dei Ros, sezione crimini violenti, su ordine della Procura di Salerno guidata da Giuseppe Borrelli. Nove gli indagati nel nuovo fascicolo sull’omicidio del sindaco di Pollica, trucidato con nove colpi di pistola la sera del 5 settembre 2010. Tra i nove indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e concorso in omicidio, ci sono il tenente colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano, detto ‘Peppe Odeon, titolare di una sala cinematografica a Scafati. Nel settembre 2020 il Fatto quotidiano pubblicò in esclusiva la notizia dell’iscrizione di Cipriano nel registro degli indagati con l’accusa di concorso di omicidio con ignoti. Nell’estate del delitto, Cipriano gestì un cinema nel centro di Acciaroli.

La stessa accusa, concorso in omicidio, nota dal 2018 per Cioffi, brigadiere recentemente condannato a 15 anni per traffico di droga (senza aggravante camorristica) al termine di una indagine della Dda di Napoli sul clan Fucito. Cioffi lavorava nel nucleo investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, all’epoca guidato da Cagnazzo che, in vacanza ad Acciaroli nei giorni del delitto, sequestrò di sua iniziativa – e in assenza di delega del pm di Vallo della Lucania, prima che il fascicolo venisse trasferito a Salerno – le immagini di una telecamera della videosorveglianza di un negozio che affacciava sul porto di Acciaroli. Cagnazzo poi scrisse una informativa che orientava le indagini verso un malfattore e spacciatore di origini brasiliane, Bruno Humberto Damiani, poi archiviato due volte dall’accusa di omicidio. La perquisizione riannoda tutti i fili dispersi di dodici anni di indagini che hanno affrontato più piste: da quella privata alle speculazioni edilizie nel Cilento. E si è tornati alla pista di partenza: quella della droga, di Vassallo che organizzava le ronde al porto per provare a ostacolare gli spacciatori. Fino forse a imbattersi su qualcosa di enorme. Che voleva denunciare, senza riuscire a fare in tempo. La tesi degli inquirenti, tra l’altro, è la stessa riportata nel libro-inchiesta ‘La Verità Negata’ (Paper First), uscito due anni in occasione del decennale dell’omicidio.

(Dal Fatto)