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Ultimo aggiornamento il 07/07/2020

Saleincorpo

Un'idea di Carlo Meoli

Un sito di approfondimento con un pizzico di provocazione ed ironia. Un punto di vista differente rispetto alle notizie, agli avvenimenti, ai fatti e misfatti di questi ultimi anni. Dal nazionale al locale, senza nessuna preclusione.

Jole Santelli con Berlusconi

Pubblichiamo questa inchiesta di Enrico Fierro e Lucio Musolino apparsa oggi sul Fatto. Riguarda la Calabria, ma è un esempio di come viene sprecato il denaro pubblico per promuovere l'immagine regionale che riguarda tante altre realtà, compresa quella campana.

 

Per promuovere il “brand Calabria”, e farlo in modo “emozionale”, arriva in riva allo Stretto “il regista dell’amore”, Gabriele Muccino. Le parole tra virgolette sono tutte della presidente Jole Santelli che governa la sua regione da Roma e con i romani. Dopo il Covid bisogna ridisegnare l’immagine della Calabria nel mondo. Non più “sfasciume pendulo sul mare” (Giustino Fortunato), non più luogo della eterna commistione tra politica e mafia (gli ultimi coinvolgimenti di consiglieri della maggioranza e di un assessore in inchieste la dicono lunga), ma terra di sole, mare e agrumi. E allora la Santelli chiama Mu...

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Eugenio Scalfari

Di recente Eugenio Scalfari ha pubblicato su Repubblica una intervista a Papa Francesco. Il giorno dopo il Vaticano ha smentito. In sostanza, uno dei padri fondatori del giornalismo italiano si è inventato tutto.

Inoltre Repubblica non ha dato notizia della smentita. Questa non è informazione. Noi di Saleincorpo abbiamo sempre pensato che un organo di informazione sia, prima di tutto, un luogo di libertà. Ognuno deve potere esprimere sempre la sua opinione e aprire un confronto civile anche e soprattutto con chi non la pensa nello stesso modo. Si chiama democrazia.

Per potere fare questo, naturalmente, non devi avere padroni. Nel nostro paese, ma non solo, la grande finanza ha il controllo dell'informazione. E questo non è un bene. La sfida sui contenuti si vince alimentandosi economicamente con un azionariato diffuso e con una pubblicità non invasiva. 

Una notizia esiste quando è vera e appartiene a chi la pubblica. In qualche grande quotidiano italiano c'è chi la pensa in modo opposto: un fatto c'è solo quando lo pubblicano quei due, tre al massimo giornali nazionali. E' falso, come falsa è l'intervista di Scalfari al Papa. Non è unicamente un monopolio della notizia. Si tratta di un inganno nei confronti dei lettori.

Fortunatamente la rete consente di dare una risposta. Riuscire a tenere insieme, attraverso un collegamento sinergico, tante piccole realtà significa fare passare un pensiero realmente alternativo. Noi di Saleincorpo ci sforzeremo di andare in questa direzione. 

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C’era una volta un giudice e la sua banda. La sua presunta cricca, concentrata sul malaffare, è stata sorpresa dalla Procura di Napoli a disegnare una rete di rapporti illeciti, soldi, favori e corruzione. Di solito questa è roba da criminali, mafiosi, disonesti. Gente che fa dell’illecito un mestiere, e lo porta avanti fino ai livelli di un’organizzazione. Stavolta, come emerge dai documenti di una lunga indagine, il gioco corruttivo scoperto commercia influenze, rapporti, e soprattutto la funzione di magistrato, a capace di relazionarsi e fare pressione su altri magistrati di ogni ordine e grado, politici e funzionari pubblici. Questa storia si concentra sul giudice Mario Pagano, finito ai domiciliari in qualità di cuore e testa di una intricata indagine segnata da telefonate, favori e tangenti.

 

La vicenda nasc...

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Dove muore il diritto di cronaca, muoiono democrazia e libertà. Succede in Turchia, con l’ergastolo per sei giornalisti, già in carcere da anni, accusati di aver sostenuto il golpe dell’estate 2016. Succede in Messico, dove muoiono reporter per aver lavorato alla guerra dei narcos. Succede sui fronti di guerra, dove il pericolo è conclamato. Succede negli Stati Uniti, dove il presidente addita giornali e tv in base ad una discutibile classifica delle fake-news. Succede, con forme meno rumorose, a casa nostra. Dove il silenzio e le informazioni orientate pagano.

 

E’ il sedici febbraio 2018 quando la bomba-De Luca esplode in piena campagna elettorale. Dove un cronista della testata online Fanpage ha curato un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti avvalendosi di un boss della camorra, già collaboratore di giustizia, nel ruolo di “agente provocatore”. Il boss in questione recita il ruolo di uno smaltitore di fanghi, proponendo affari, tra gli altri, a Roberto De Luca, assessore a Salerno e figlio del governatore della Campania. Subito dopo aver diffuso il video, la Procura di Napoli ha perquisito la sede del giornale web per otto ore, iscrivendo nel registro degli indagati il giornalista e il direttore. Un'altra deflagrazione mediatica, anch’essa molto legata alla imminente competizione elettorale, riguarda i rimborsi non restituiti dei parlamentari cinquestelle: anche in questo caso, la tempistica e l’intensità sono state amplificate dalla competizione politica. La questione è spinosa: il malaffare dei governanti e dei potenti resta l’obiettivo numero uno della stampa. I tempi del Watergate e dei Pentagon Papers, magistralmente raccontati al cinema con Tutti gli uomini del presidente e The Post, ca...

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Angelo Vassallo

Sette anni di indagini e un assassino ancora libero. Un sindaco ammazzato con nove colpi di pistola e nessun colpevole. L’omicidio dell’ex sindaco di Pollica Angelo Vassallo potrebbe restare per sempre un caso irrisolto. Lo sanno bene i familiari di Angelo e anche gli inquirenti che hanno indagato in questi anni. Sono state seguite numerose piste: dalla droga alla criminalità organizzata, da quella passionale a quella di un litigio finito male, ma non è stato scoperto nulla di importante, nonostante le verifiche, il prelievo a tappeto del Dna e le intercettazioni che hanno interessato buona parte del paese. L'arma utilizzata per il delitto, una calibro 9 baby Tanfoglio, è stata cercata dappertutto, anche in fondo al mare, ma non è mai stata ritrovata. Resta solo la rabbia di chi credeva nella buona riuscita delle indagini, di chi ha creduto che potesse arrivare la svolta. Ed invece nu...

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Giulio Andreotti

E’ il 27 marzo 1993 quando la notizia deflagra in tutto il mondo: il senatore Giulio Andreotti, il Divo Giulio, l’uomo simbolo della Dc e della prima repubblica, sette volte presidente del Consiglio, è sotto inchiesta per rapporti con la mafia. La Procura di Palermo guidata dal magistrato Giancarlo Caselli accusa il politico più potente d’Italia, pochi mesi dopo le bombe di Capaci e Via D’Amelio. Leonardo Messina e Gaspare Mutolo, due collaboratori, indicano Andreotti quale tramite con Salvo Lima, eurodeputato ucciso in un agguato nel 1992, «per gli interessi di Cosa nostra a Roma».  Con loro, a rendere dichiarazioni convergenti, c’è il pentito Tommaso Buscetta, che dopo le stragi apre il capitolo dei rapporti mafia-politica. La procura contesta ad Andreotti il reato di concorso in associazione a delinquere dal 1978 al 1982 e concorso in associazione mafiosa dal 1982...

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Monica Paolino (Foto di Luigi Pepe)

Cara signora Monica Paolino le scriviamo in un momento molto difficile della sua vita, ne siamo  consapevoli. Suo marito, Pasquale Aliberti, ex sindaco di Scafati, è in carcere. Lei lo deve sostenere, ma essendo coinvolta nella stessa inchiesta può vederlo solo con numerose restrizioni.

Saprà certamente che Saleincorpo ha sempre ritenuto l'arresto di suo marito inutile sostenendo che avrebbe dovuto e potuto affrontare il processo da uomo libero. Lei, però, a nostro avviso, ha commesso un errore. Quando venne indagata si dimise, giustamente, dalla presidenza della commissione regionale anticamorra.

Ci permetta di dirle, sommessamente, che non era sufficiente. Non è sufficiente. Avrebbe dovuto lasciare l'incarico di consigliera regionale che attualmente ricopre. Sarebbe stato, in primo luogo, un gesto di grande sensibilità istituzionale. Inoltre, e veniamo al secondo pun...

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